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Critica

Recensioni

Fabio Franzin “Corpo dea realtà – corpo della realtà” (puntacapo editore) – Lettura di Piergiorgio Viti

FRANZINCOPFabio Franzin "Corpo dea realtà - corpo della realtà"
(Puntacapo editore)



Lettura di Piergiorgio Viti



Esco di casa dopo aver visto lo struggente “Sorry we missed you” di Ken Loach e mi torna in mente “Corpo dea realtà - Corpo della realtà” (Puntoacapo editore) dell’ottimo Fabio Franzin, letto meno di un mese fa. Il libro, già vincitore del V premio Fortini, e il film sembrano viaggiare su binari paralleli: la precarietà esistenziale e la disgregazione dei rapporti umani, schiacciate entrambe dalle coercitive regole del mondo del lavoro. Sì, quel lavoro che logora, consuma, che sembra in grado di annullare persino la vita stessa dell’autore veneto, classe 1963, poeta-operaio come lo fu, a suo tempo, Luigi Di Ruscio, il quale per anni lavorò in una fabbrica di chiodi in Norvegia. La dura condizione lavorativa, già ampiamente trattata da Franzin nelle precedenti sillogi, come per esempio in “Fabrica” (a quando una ristampa?) assume sempre di più i connotati di un Purgatorio dove la natura umana è continuamente violata. Alla crisi economica, sociale, antropologica non si può che opporre però una sterile resistenza, per cui “Scrivere è cancellare”: al poeta rimangono soltanto le parole, le poche parole “per resistere/, per rimanere a galla nel fondale della storia.”. Paradigma di questa strenua resistenza è il testo “Partigiano della terra”, tra i più notevoli; in una vasta area in cui sorge il centro commerciale di Marcon, l’autore nota l’unica casa contadina rimasta; il “partigiano della terra” , fra mega supermarket, outlet, parcheggi e rotonde, mai arresosi al cancro della speculazione, è lì che continua a vivere la sua vita semplice, arcaica, tuttavia forse per questo più autentica. La condizione da “sopravvissuto” fa dire a Franzin, in una chiusa-manifesto pregna di umana compassione, che “mi sento fratello/ di quest’ultimo partigiano della terra”.
CriticaPoesia italiana

Emanuele Canzaniello, “In principio era la paura” (PeQuod, 2023)

Con “In principio era la paura” il partenopeo Emanuele Canzaniello si addentra nei territori inesplorati di un sentimento acuto e...
Carlangelo Mauro Liberi di dire Edizioni Sinestesie
Recensioni

Giorgio Sica – “Breviario per vagabondi” (lettura di Eleonora Rimolo)

screenshot.1 «Camminando si fa il sentiero…»

Nota di lettura a Breviario per vagabondi di Giorgio Sica (Giuliano Ladolfi, Collana Perle, dicembre 2017)
di Eleonora Rimolo

Il vagabondaggio è una condizione poetica essenziale che Giorgio Sica dichiara a gran voce di vivere fin dal titolo di questa sua silloge, Breviario per vagabondi, pubblicata da Giuliano Ladolfi per la collana Perle nel dicembre 2017: come un flâneur spinto dall’intima necessità di un’indagine senza posa sulla propria interiorità, nella prima sezione della sua raccolta si mostra inquieto, dolente. Il libro si apre con un testo di morte e allo stesso tempo di rinascita, in cui il Soggetto tenta con un gesto estremo e definitivo di liberarsi della prigione del proprio corpo per tendere e raggiungere l’Assoluto, attraverso uno Streben che mira ad un rapporto di reciproca appartenenza con l’Infinito, con lo Spirito del mondo:
CriticaPoesia italianaRecensioni

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Recensione di Luca Benassi Credo sia esperienza di ogni lettore trovarsi di fronte a libri che hanno una spiccata esigenza...
@ Fotografia di Chiara Toscani
CriticaPoesia italiana

“La lingua batte sul ferro”, la poesia operaia di Matteo Rusconi.

  La lingua batte sul ferro, diresti leggendo le poesie di Matteo Rusconi. La lotta e le speranze della classe...
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