Può qualcosa che non esiste e che, in un certo senso, non è mai esistito (ma in un altro sì)...
A cura di Antonio Fiori La poesia che resiste al tempo e al dolore è quella che ogni poeta...
Dove parole non sono pronunciate Costruiremo con nuovo linguaggio C’è un lavoro comune T. S. Eliot in se stessi...
Ciò che balza all’occhio a una prima disamina della poesia densa e complessa di Silvia Patrizio, al suo esordio nel...
Su “Sull’improvviso” di Alfredo Rienzi (Arcipelago Itaca, 2021) A cura di Carlo Ragliani “Sull’improvviso” di Alfredo Rienzi consegna al lettore...
Recensione comparsa sul bimestrale di poesia “Il sarto di Ulm” (Macabor, dir. Bonifacio Vincenzi) Laura Di Corcia, In tutte...
Il poeta omicida dell’io Per scrivere poesia occorre amputare l’irrilevante, essere senza pietà, imbavagliare l’io. Il poeta deve uccidere i...
L’intensa silloge di Gianfranco Lauretano si tinge fin dal titolo, e dall’iniziale citazione di Caproni, di ombre autunnali e...
Jan Jacob Slauerhoff "L'eterna imbarcazione" (Ensemble edizioni, 2019)
Traduzione di Patrizia Filia
Lettura di Ignazio Pappalardo
Jan Jacob Slauerhoff (1898-1936) è uno degli scrittori più importanti della letteratura olandese del Novecento. L’iniziativa di Edizioni Ensemble di pubblicare la raccolta di poesie L’eterna imbarcazione (2019, trad. it. di Patrizia Filia) a quasi un secolo dalla prematura scomparsa dell’autore, testimonia l’inossidabile attualità della sua poetica tardo romantica – quella fioritura tardiva di romanticismo in un’epoca positivista che in fondo non ha mai smesso di produrre nuovi frutti, fino ai giorni nostri. E l’eterna imbarcazione è proprio una metafora del tempo che passa lasciando inalterate le domande fondamentali della poesia; queste, infatti, restano sempre le stesse, nonostante le novità espressive che ogni nuovo secolo porta con sé:











