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Critica

ArretratiSaggi sulla poesia contemporanea

La poeticità del testo delle canzoni italiane – da Atelier n. 7, settembre 1997 – di Giuliano Ladolfi

Da decenni ormai i testi delle canzoni hanno richiamato l’attenzione di studiosi importanti come Bandini, Gianni Borgna, Maria Corti, Fortini...
CriticaPoesia italianaSaggi sulla poesia contemporanea

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“Umorismo? Nel dolore? C’è pure un po’ di sale nelle lacrime.” – questo direbbe Marguette Yourcenar in Fuochi; e questo...
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Alessandro Ceni, “I bracciali dello scudo” (Crocetti, 2025) — Anteprima editoriale

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Atelier intervista Mario De Santis: “Se la soggettività del poeta prevarica la poesia…”

Atelier intervista Mario De Santis:“Se la soggettività del poeta prevarica la poesia…” 1) Soprattutto nelle ultime generazioni sta emergendo in...
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Elisabetta Motta, Mostri e prodigi, Pendragon, Bologna 2021 Conosco buona parte degli scritti di Elisabetta Motta: i libri su Pusterla,...
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La poesia come discesa agli inferi: da Virgilio ad Airaghi sul mito di Orfeo ed Euridice

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Giuseppe Manitta, Gli occhi non possono morire, Italic 2018 – Lettura di GIovanni Perrino

Giuseppe Manitta “Gli occhi non possono morire”, Italic 2018. Nota critica di Giovanni Perrino Non ho voluto chiedere conto all’autore...
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Pistillo traduce Rimbaud

Carmelo Pistillo (a cura di) Arthur Rimbaud Una stagione all’inferno La Vita Felice, 2020 pp. 220, euro 18,00 Sono ben...
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Stefano Taccone, Sogniloqui – Nota di lettura di Stefano Vitale

Stefano Taccone SOGNILOQUI ovvero il racconto come folgorazione critica Sogniloqui. Ovvero un intreccio di sogni ed eloquio, un rincorrersi di...
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Alex Ragazzini “La sisma e al spen” – Lettura di Clery Celeste

RAGAZZINI COPALEX RAGAZZINI

LA SISMA E AL SPE? (Il Vicolo, Cesena 2019)



Lettura di Clery Celeste

Alex Ragazzini in questa delicatissima rosa di quartine in dialetto romagnolo “L’ansietà e le spine” tradotto in italiano, pubblica Il vicolo (Cesena, 2019), affronta con capacità tecnica il sottile limite tra piacere e dolore.

La rosa è infatti il simbolo per eccellenza che manifesta bellezza e rischio; la rosa è bella da toccarne i petali, da annusarne il profumo ma ti ferisce se ti avventi incauto, si protegge con una linea verticale di spine. Questo di Ragazzini pare il percorso in versi di una formica che risale lo stelo: come spina dopo spina le poesie si snodano in una fatica che ha un sapore dolce-amaro, di tensione fisica fino al morbido dei petali. “Che cosa è che così ci danna/ Uguale al male infine?/ La fitta che ci pare lontana/ Il lieve toccarci delle spine.” Nelle poesie di Alex Ragazzini il poeta è un uomo piccolo, minuscolo, che si mette al servizio della bellezza. Pare che il poeta qui abbia una lingua tutta sua, ritirata al necessario, fatta di nodi semantici centrali, di pianeti attorno cui ruotare incessantemente. Pare una stessa poesia riscritta, rivoltata infinite volte. Ma cosa è la voce del poeta se non un cercare quel suono che rende riconoscibile la richiesta? Ragazzini con queste quartine risponde concentrandosi sui temi come “ansia, dolore, guadagno, giovinezza e vecchiaia, amore e perdita”, ci dice lui stesso dalla nota finale al libro.

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