Veronica Chiossi (Venezia, 1979) si è laureata a Ca’ Foscari in Traduzione e Interpretazione. Nel 2005 comincia a lavorare come dialoghista e sottotitolatrice. Si trasferisce negli Stati Uniti, dove lavora come traduttrice e copywriter presso Apple e Bloomberg LP. Nel 2017 è ammessa al prestigioso Master for the Arts in Creative Writing della New York University, dove frequenta le lezioni di Anne Carson e Sharon Olds. Ha tradotto Suzanne Lummis e Wanda Coleman per il collettivo Le Ortique, di cui è una delle fondatrici. Ha pubblicato la raccolta poetica bilingue Candeggina (Ensemble, 2019), che nel 2020 vince il Contropremio Carver per la Poesia. Con Il coltello sul vassoio (Molesini Editore, 2025) è finalista al Premio Internazionale di Poesia Gradiva e riceve la Menzione Speciale al Premio Gozzano. Vince la XII edizione del Premio Internazionale Città di Como per la Poesia Inedita. È stata ospite di festival nazionali e internazionali. Sue poesie sono apparse sul blog di Interno Poesia, RaiNews, InVerso – giornale di poesia, Fare Voci e Poetarum Silva. Ha collaborato con Doppiozero e Pordenoneleggepoesia. Frequenta attualmente il Master in sceneggiatura cinematografica di LuceLabCinecittà; è fra gli ospiti di PoesiaEuropa 2026.
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Mi spingi mi torturi mi sbatti
mi affondi il capo sul cuscino
tua mano bacino soffocante
se uscita di prigione ti trovassi
spoglio di calcolo e furbizia
solo lucente di desiderio
corpo vinto e incolto
di vertebra e velluto
smetterei di farmi pendolo
fra rinuncia e lussuria
pura bestia da soma sarei.
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A ogni tuo sguardo altrove
mi smembro, perdo un pezzo.
Se seguo il mio sguardo
sono l’enorme magnolia
nel chiostro di Sant’Antonio
coriacea e secolare
un fiore terminale
offerta labiale
carne limata al cielo.
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Con lui sen va chi da tal parte inganna
(Inferno, XVIII, v. 97)
Ti sarò sempre grato per il risveglio dei sensi
così mi hai detto un sabato all’addio
la stazione di Ferrara
dove le zanzare festeggiavano
l’ornata foggia della vile sostanza verbale:
una volta accesa la fiamma
hai gettato il cerino lontano.
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Che tu possa bruciare nella vampa
che io ho acceso
che tu possa dissanguarti di zanzare
che il mio sangue per sempre ti perseguiti
che il mio fuoco per sempre ti consumi
che il mare e la frutta del mio sesso
siano per sempre il tuo pasto proibito
che io sia la tua Eva che scacci dannandoti
che la tua vita sia sempre mercenaria
vuota ampolla da masturbazione
in un funebre diorama amoroso.
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Le coppie nella sala colazione dell’hotel
la mattina non negano di aver consumato
come altri amanti sullo stesso materasso
le loro piccole guerre
di essersi lavati gli umori di dosso
a turno nel box doccia
e ancora umidi essere scesi a mangiare
guardandosi negli occhi
le coppie prenotano stanze per due
le coppie mostrano il certificato di coppia
le coppie hanno lo sconto di coppia
lei sconta la colpa di essere sola
il portiere guarda il suo bagaglio leggero
come un doganiere nella città della gioia.
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© Fotografia di Francesca Occhi


