Può il linguaggio restituire dignità alla memoria e all’incertezza del presente?
Nel solco della cosiddetta linea romana, quel gruppo di poeti che perseverava (e in qualche modo continua a farlo) a riconsegnare alla poesia l’affettività e una certa spinta lirica controcorrente, forse anche pacatamente antinovecentista, tra cui, per fare alcuni celebri esempi, i compianti Beppe Salvia, Dario Bellezza, Sandro Penna, Valentino Zeichen nonché i contemporanei Claudio Damiani, Silvia Bre, Renzo Paris, Gabriella Sica e Nicola Bultrini, possiamo rintracciare anche la sintomatica parola poetica di Antonio Veneziani. Poeti geograficamente vicini ma molto diversi tra di loro, tanto che tuttora la linea romana non è univocamente definibile. Come scrive luminosamente Harold Bloom, “la storia della poesia deve essere considerata indistinguibile dall’influenza poetica, poiché i poeti forti costruiscono tale storia travisandosi l’un l’altro, in modo da liberare un nuovo spazio alla propria immaginazione”.
Roma, fantasmatica, decadente ma elegantissima, piena di stratificazioni e di contraddizioni – ce lo diceva già il Belli – funge da teatro ottimale per custodire ma anche per mettere in mostra le urgenze. È un’urgenza la poesia, così come la voglia di vivere e di sopravvivere, così come il ricordo che deve resistere finanche alla dematerializzazione della rivoluzione digitale. Lo si intende bene da questi tre inediti, generosamente concessi da Antonio Veneziani ad Atelier, in cui l’autore decodifica, da un lato, la pressione che l’individuo percepisce dalle forze centripete della sua esistenza – in primis il tempo che passa – e dall’altro la spinta liberatrice, come vero e proprio atto vitale, che il poeta restituisce alla realtà in forma di poesia.
In questi versi, la strada, l’asfalto, la caducità ungarettiana delle foglie unita al “vento bestemmiante” d’impronta realistico-pasoliniana sono tutti ideologemi che costruiscono un contesto linguistico e immaginario eppure veritiero in cui “la rabbia cresce” sia a livello personale che sociale. Se per Blanchot la libertà dell’autore dalla propria opera è “rinchiudersi fuori di sé”, con questi testi di Veneziani assistiamo a un moto di opposta direzione in cui si ritorna al sé, proprio attraverso la propria opera, un “grido silente” di cui riappropriarsi.
Gisella Blanco
* * *
Il vento spinge foglie morte.
C’è una nebbia bestemmiante.
Maledico il grido silente
dei fiori e dell’asfalto.
Vorrei rintracciare lingue mute,
ma ho scordato
il suono di ogni alfabeto.
*
Ho amato carni, sicuro,
e forse anche anime.
È per questo che non vorrei
assolutamente morire. Pazzo gioco
vergognarsi dei sogni.
Resta qui. Fino a quando?
Vedrai, tornerà la primavera.
*
La strada la conosco
fin da ragazzo. L’asfalto
lo frequento anche in vecchiaia.
Mi metto berretto e cappotto;
la rabbia cresce; le guerre
avanzano. Andrò a morire,
di lato, sul bitume,
accanto a fotografie strappate.
* * *
Antonio Veneziani (Piacenza, 1949), poeta, narratore e saggista, è considerato uno dei componenti della scuola romana di poesia. Curatore di importanti antologie di racconti e poesie, si è occupato anche di drammaturgia e regia teatrale. Tra le opere fondamentali vanno menzionate: Shalom (Il Segnale, 1994), Sudore e asfalto (Stampa Alternativa, 1995), Vespasiani (Edizioni Del Giano, 2003), Fototessere del delirio urbano (Hacca, 2009), Tatuaggio profondo (Elliot, 2014). Della sua lunga collaborazione con Riccardo Reim vanno ricordati: I mignotti (Castelvecchi, 1997) e Pornocuore (Coniglio Editore, 2005). Ideatore di molte iniziative culturali, ha collaborato a diverse riviste specializzate in letteratura, erotismo e fumetti. Brown sugar – strade di polvere (poesie sull’eroina) è un libro di poesie di Antonio Veneziani uscito nel 1978. A quarant’anni di distanza la casa editrice Hacca ne propone una nuova edizione contenente, oltre alle poesie, anche la prefazione di Dario Bellezza all’edizione originale, alcune note di Nicola Lagioia e Renzo Paris e un’intervista di Gabriele Galloni. Scrive ancora: Canzonette stradaiole (Hacca, 2022); Doppiofondo della notte, plaquette da una poesia, con una foto di Chiara Burzigotti e un aforisma critico di Ugo Magnanti (FusibiliaLibri, 2022); Talismani (Via Ozanam poesia/chakra, 2023); Piedi nudi e parole crude, con appunti coreografici di Maria Concetta Borgese (Edizioni Medart, 2024); Tornare con le lucertole. Istruzioni per l’uso. Frammenti di testi e collage, con Ugo Magnanti, edizione allestita a mano di 30 esemplari numerati e firmati dagli autori (FusibiliaLibri, 2024); Il tempio dell’anima, prefazione di Maurizio Gregorini (Il Simbolo, 2025).
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© Fotografia di Dino Ignani, che ringraziamo.


