Riccardo Delfino nasce a Roma. È arbitro nazionale di calcio a 11, laureato magistrale in Filosofia delle Neuroscienze presso l’Università Roma Tre e studente di Intelligenza Artificiale Applicata al Business presso la Luiss Business School di Roma. È autore delle opere “Il sorriso adolescente dei morti” (RP Libri) e “Versicidio” (Terra d’Ulivi Edizioni).
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Oscillare tra l’unico e il molteplice,
consegnando il baricentro allo sconfinato
scivolamento, o a una sola persona;
così, timidamente o con un atto di violenza,
la vita idealizza la vita dissacrandosi
in atto famelico o d’amore;
Ma la crasi è metafisica: e un errore
immenso sarebbe confondere il piano
del desiderio con quello del senso.
È povera una vita a decifrare il fine,
uno spreco, che se a quello la morte
è sempre risposta tanto vale giocare
a un altro alfabeto.
Ma povera non è mai l’incandescenza
del desiderio quando viene o non viene
negato: gli occhi suoi sul mio letto crinale,
implorarmi una pietà preverbale.
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Così nella nostra estate dialogica
arretro i confini del mio amore.
Proteggendoti da tutta la bellezza
che di te porto dentro – casa mia -;
convertendo, con fatica,
ogni mia tristezza in malinconia.
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Nella mia forma di autismo e protezione
e per il mio dolce bene, io mi lascio oggi fare e disfare.
Ma la stagnazione mortifica più del dolore,
e per questo ti ho lasciato, quasi per intero, le coordinate
della mia atmosfera mentale.
L’uso è a tua discrezione: so che non puoi
amare; e so anche che dove finisce la tua libertà
comincia il mio dolore.
Ma che la tristezza della rinuncia
mi resti lontana, chiusa a chiave in una stanza:
qui solo resti la felice disperazione
di avere, eterna in me, la tua mancanza.
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© Fotografia di proprietà dell’autore.


