@ Fotografia di Maria Caracausi

Titos Patrikios, “Tempo assediato – Πoλιορκημένος χρόνος” (Fallone Editore, 2024) – Anteprima Editoriale

raccolta di 12 poesie curata e tradotta da Maria Caracausi

 

Titos Patrikios (Atene, 1928) ha coltivato da sempre la poesia, esercitando nel contempo l’attività politica: esperienze intense, anche drammatiche, affrontate con onestà intellettuale e vigile spirito critico. Costantemente impegnato nel sostegno dei diritti civili, ha al suo attivo, oltre a numerosi racconti e traduzioni, diversi saggi letterari, sociologici e giuridici. La sua produzione poetica è raccolta nei volumi Ποιήματα Α’, 1943-1959 (2017), Ποιήματα Β’, 1959-2017 (2018) e Ο δρόμος και πάλι (2020). Fra le traduzioni italiane più recenti della sua opera si ricordano: Poesie scelte, a cura di V. Rotolo; La strada di nuovo, a cura di D. Puliga.

 

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VI

 

Ἡ μεταμόρφωση

Δὲ γεννήθηκα τελειωμένος ἄντρας,
μέρα τὴ μέρα μεγάλωνε ἡ ζωή μου
βλασταίνοντας σὰ δέντρο.
Δὲ γεννήθηκα ἥρωας,
μέρα τὴ μέρα μεγάλωνε ἡ ζωή μου
μέσα σὲ κατανικημένους φόβους.
Ἦρθα κοντά σας τρέμοντας κι ἐλπίζοντας
προσπάθησα νὰ γίνω ὅπως μὲ θέλατε
μαζὶ νὰ πολεμήσουμε τὴν ἀδικία.
Ὅμως δὲν νοιάζομαι ἄλλο γιὰ τὴ γνώμη σας
μέχρι τὸ ποῦ θὰ ψάξουμε γιὰ ὑπεύθυνους
μέχρι τὸ ποῦ θὰ ξεγυμνώσουμε τὸ ψέμα.
Δὲν νοιάζομαι πιὰ γιὰ τὴ συγγνώμη κανενός.

 

La metamorfosi

Non sono nato uomo compiuto,
giorno per giorno cresceva la mia vita
germogliando come un albero.
Non sono nato eroe,
giorno per giorno cresceva la mia vita
dentro paure stravinte.
Sono giunto vicino a voi con timore e speranza
ho cercato di diventare come volevate
per combattere insieme l’ingiustizia.
Tuttavia non mi curo più del vostro parere
fin quando cercheremo responsabili
fin quando metteremo a nudo la menzogna.
Non mi curo più del perdono di nessuno.

 

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VIII

 

Πολιορκημένος χρόνος

Νομίζαμε πὼς γνωριζόμαστε καλά.
Μὰ ὅταν τὰ κουρασμένα ροῦχα μας ἀρχίσανε νὰ πέφτουν
χωρὶς προσχήματα οὔτε ἀνταλλάξιμη παραφορὰ
καὶ μεῖναν τὰ κορμιά μας ἀπροσποίητα
φάνηκε καθαρὰ πόσο μακρὺς ἦταν ὁ δρόμος
πόσο ἦταν ὁ χρόνος μας πολιορκημένος, κι ἐμεῖς
δυὸ ἄνθρωποι συνηθισμένοι, περίπου ἀπροσπέλαστοι.

Παρίσι, Μάρτης 1962

 

Tempo assediato

Pensavamo di conoscerci bene.
Ma quando i nostri indumenti stanchi cominciarono a cadere
senza pretesti né scambievole irruenza
e rimasero i nostri corpi senza finzione
apparve chiaramente quanto fosse lunga la strada
quanto il nostro tempo fosse assediato, e noi
due persone comuni, quasi inaccessibili.

Parigi, Marzo 1962

 

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XII

 

Τὰ παιδικά μας χρόνια

Ἄν, ὅπως λένε, πατρίδα μας
εἶναι τὰ παιδικά μας χρόνια
τότε εἶναι μιὰ πατρίδα
ποὺ συνεχῶς ἀπομακρύνεται
ποὺ μόνο σὰν ἀνάμνηση
ὅλο καὶ πιὸ θαμπὴ μᾶς μένει.
Ἴσως καλύτερα νὰ ψάξουμε
γιὰ μιὰ πιὸ σταθερὴ πατρίδα.

 

Gli anni della nostra infanzia

Se, come si dice, la nostra patria
sono gli anni della nostra infanzia
allora è una patria
che continuamente si allontana
che solo come ricordo
resta per noi sempre più opaca.
Forse meglio cercare
una patria più stabile.

 

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Nei versi di Patrikios la memoria assorbe in sé il ricordo per farne cosa ulteriore. Il passo ben fermo sulla terra pianeggiante, la Grecia e l’eco della guerra, la giustizia quale punto cardinale di una ricerca lunga quanto la vita, ma anche l’amore declinato al plurale, un’affezione che è duplice nella sfumatura semantica, e l’infanzia, legata alla patria e ai nomi, che determinano e stabiliscono le forme, persino i modi.
Qui c’è la storia dell’individuo che non si incastra perfettamente con la storia della collettività, poiché l’uomo col suo vissuto e la sua integrità ha valore superiore a quello delle folle, che per loro natura non hanno volto né identità. Qui c’è l’uomo che attraversa la Storia e ci sono le storie dell’uomo che sovrasignificano il tempo.