«L’ago del mondo in me» — Ospite: Alessandro Bellasio

Dialoghi di poetica a cura di Silvia Patrizio

 

 

 

 

 

Io penso effettivamente con la penna, perché la mia testa spesso
non sa nulla di ciò che la mia mano scrive.
Wittgenstein, Pensieri diversi

 

 

 

 

S.P. Wittgenstein, nei Pensieri diversi da cui trae ispirazione questa nostra chiacchierata, si mostra interessato a cogliere, quasi a sorprendere, il momento in cui «il pensiero (…) lavora per arrivare alla luce». Mi piace immaginare che l’àncora per questa risalita sia il verso. Nella stessa opera, Wittgenstein precisa: «credo di aver riassunto la mia posizione nei confronti della filosofia quando ho detto che la filosofia andrebbe scritta soltanto come composizione poetica» specificando ulteriormente che «il lavoro filosofico è propriamente… un lavoro su se stessi. Sul proprio modo di vedere. Su come si vedono le cose. (E su cosa si pretende da esse)». Qual è la tua posizione nei confronti di una concezione della poesia come sguardo euristico in cui alla riflessione ‘filosofica’, in un senso molto ampio e composito del termine, si intrecciano indagine estetica e formale? Recuperando l’etimologia greca della parola, che si appoggia al verbo poiêin (fare), può la poesia divenire esercizio di sguardo critico su di sé e, di conseguenza, sul proprio modo di guardare alla realtà? Portando all’estremo limite queste riflessioni, il sé resiste alla poesia?

A.B. La poesia, come la filosofia, è una forma della conoscenza. Ogni volta che si scrive, qualcosa di noi che era celato persino a noi stessi viene alla luce. Un viaggio a fari spenti nell’ignoto. Difficile dire cosa “resista” e cosa venga meno: con certezza, nella mia personale esperienza, posso dirti che tutto ciò che è o riguarda la mia persona è sospeso, revocato; un fenomeno che accade da sé, naturalmente, e che mi sembra la conditio sine qua non dell’atto stesso di scrivere. Si entra in un’altra sfera, in un altro dominio di forze, e di certo se ne riemerge sempre in qualche modo mutati. È la vita subcorticale che fa breccia un istante fra le maglie della coscienza, prima di ritornare nel suo silenzioso oblio, in attesa di una nuova stimolazione, di un nuovo innesco.

 

 

S.P. Come si tratteggia, nella tua poetica, il limite poroso tra esperienza privata e universalità del linguaggio? Se poesia è ‘messa in forma’, in che rapporto sta il gesto poetico col magmatico coagularsi dell’esperienza, personale e collettiva? Questo confine di difficile definizione influenza in qualche modo la tua concezione della scrittura?

A.B. La poesia attinge alle acque profonde dell’esperienza, del mondo della vita, ma per spiccare poi sempre il balzo verso il regno dell’universale, dell’assoluto. L’esistenza può fornire la materia prima, compito di un poeta è raffinare quella materia grezza per rinvenire significati di ampio respiro, capaci di trascendere, trasfigurare la contingenza. Occorre un lavoro paziente di distillazione, traendo sempre da sé i propri motivi per portarli a scintillare, senza cedere alle lusinghe dell’attualità, all’alibi dell’occasione fornita da un contesto storico – come nel caso dell’“impegno”… Indulgere alla storia, al sociale, è lo stesso che indulgere al privato: le due facce del medesimo errore, che uccide la poesia. La poesia non ha bisogno di mandati: è già in sé incarico, e in sé custodisce il segreto della propria necessità.

 

 

S.P. «La realtà non è tenace, non è forte, ha bisogno della nostra protezione», denuncia Hannah Arendt ne Le origini del totalitarismo. Personalmente ritengo che, se esiste possibilità di protezione, questa si realizzi soltanto affinando uno sguardo attento, capace di non dissimulare, che attraversa e fa suo il coraggio della testimonianza. Come ti poni nei confronti del rapporto tra poesia e realtà? Esiste, dal tuo punto di vista, una qualche forma di potere del linguaggio poetico sulla realtà?

A.B. Come dicevo prima, la realtà fornisce il materiale grezzo, nulla più. Poesia e realtà possono incontrarsi (collidere) nell’istante della creazione, per il resto conducono silenziosamente una accanto all’altra la propria vicenda. Benn affermava che ciò che vive è qualcosa di diverso da ciò che pensa – e non si tratta di una forma derivata di cartesianesimo, ma della constatazione di un’univocità: la poesia, e l’arte in generale, non risponde alle categorie della vita, ma solo a quelle dello spirito. Le due dimensioni si fronteggiano come davanti a uno specchio accecato.
Penso quindi che la poesia non abbia alcun potere sulla realtà, come la realtà non ne ha sulla poesia. Sono sfere, stati, e ciascuna pertiene al proprio dominio.

 

 

S.P. Per convocare un altro interessante pensatore del secolo scorso, c’è un passaggio di Essere e tempo in cui Heidegger utilizza il termine cura per descrivere il modo in cui l’essere umano si relaziona al mondo, agli altri esseri e a se stesso. L’aver cura è il modo in cui l’uomo, in una modalità di esser-ci che Heidegger definisce ‘autentica’, si fa carico del proprio essere e del suo rapporto col mondo. Esiste, secondo te, una relazione tra poesia e cura? Eventualmente, quale accezione restituisci a questo termine nel suo rapporto col fare poetico?

A.B. Heidegger è il pensatore che più di ogni altro, almeno nel novecento, ha cercato di rintracciare la matrice unica che accomuna poesia e pensiero, dichten e denken. Le sue riflessioni su poeti come Hölderlin, Trakl, Rilke, sono tra le più vertiginose del secolo scorso. Non è un mistero che nella poesia egli intravedesse quel dire originario e inaugurale al cuore del linguaggio tout-court. Il modo più autentico di abitare la Terra, in accordo con il suo maestro Hölderlin, e in tal senso di dischiudere quella struttura esistenziale-ontologica della Sorge che è cifra del Dasein, del “ci” dell’esserci. La nostra essenza più autentica risiede nella cura, per l’Heidegger di Essere e tempo, e poiché il linguaggio rappresenta il luogo del dispiegamento di tale essenza, la poesia, in quanto dire originario, la manifesta e realizza nella sua forma più sorgiva e compiuta …
Una riflessione suggestiva, che però non esaurisce la questione, perché la poesia non è in alcun modo imbrigliabile in categorie esterne al suo campo di forza – in questo caso quelle filosofico-fenomenologiche – che resta segreto, inviolabile, come è bene che sia.

 

 

S.P. Tornando a parlare di ‘messa in forma’, come concepisci il rapporto tra poesia e altre arti? Questo tema ha toccato la tua ricerca? Pensi possa esistere un linguaggio inclusivo che non imponga confini all’espressione ma, al contrario, lavori sulla ridefinizione stessa del limite?

A.B. Sono un “iconolatra”, come lo era Baudelaire. Le arti figurative sono entrate molto presto nella mia vita, e alimentano da sempre la mia scrittura. I confini sono però una necessità inaggirabile, oltre che un bene prezioso, perché la promiscuità e l’ibridazione conducono spesso al peggio: basti pensare a molte velleità, specialmente novecentesche, contrabbandate non solo per arte, ma per sua avanguardia. Il dialogo tra forme d’arte è linfa vitale, nel rispetto di quei limiti che ciascuna forma reca in sé e offre alle altre. Una modalità del rispetto e un concetto di limite non certo morali, bensì estetici. Poi, al fondo di tutto, di ogni forma d’arte, riposa sempre, ineffabile e immodificato nei secoli, il principio unico: il rapporto estatico, mitico fra contingenza e eternità, esperienza primaria del sentire artistico.

 

 

S.P. Per concludere, vorrei proporti un’altra stimolante provocazione che Wittgenstein lascia alle pagine dei suoi Pensieri diversi: «io non devo essere nient’altro che lo specchio nel quale il mio lettore veda il proprio pensiero con tutte le sue deformità e riesca poi, grazie a tale aiuto, a metterlo a posto». A quale ipotetico rapporto col lettore senti di acconsentire attraverso la tua poetica?

A.B. Confido in un lettore intransigente e coraggioso, estraneo alle mode e ai diktat dell’ora, inattuale nell’accezione nietzschiana, di mente vigile e gusto esigente, capace di accendersi e brillare al contatto, sempre bruciante, sempre vertiginoso, fra interiorità e parola poetica.

 

 

 

Nota. Il titolo della rubrica è la rivisitazione di un verso tratto alla poesia La partenza, di Franco Fortini.

 

 

 

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MONDI

 

 

La tua furia
covava sotto la cenere
in un silenzio elettrico
pronto a esplodere
alla minima scintilla
a fare
polvere e deserto
di tutti questi giorni
sospesi fra vertigine, ragione
e qualcosa di inviolabile che sfugge

proprio come la luce
aliena di tutte quelle stelle
incastonate nelle tenebre
assolute dei cieli dell’estate

mondi
vicinissimi o lontani
che avrebbero potuto
essere anche nostri
almeno per un’ora, almeno nella mente
se solo non ci fossimo
smarriti fra cose tanto piccole
e per esse
costretti a sprofondare
sempre più nascosti
sempre più invisibili
in fondo al buio
al tempo, nel silenzio

apparsi col dolore qui
su questa terra
perduta insieme a noi nell’infinito

galassie, ammassi costellazioni
dai nomi scintillanti
come quelli degli dei –
Antares, il Cigno
Andromeda e la Lira
l’Aquila e l’Auriga –
così lontana, così vicina
al nostro nulla e al nostro abisso
Proxima Centauri

 

 

 

MANTICA

 

 

Un po’ di pioggia
sporca e i marciapiedi
butterati con le loro schiume buie
è tutto quello che ti resta
dei cieli dell’infanzia – nuvole
polveri frammenti
e le schegge preistoriche.
«Verrà la notte, e anche tu
diventerai segreto, forse
scomparirai in un lungo grido
al mio passaggio o
a quello desolato degli uccelli

respinto
dalla parte più scoscesa del tavolo

dove gravano gli errori
e ogni scelta
si fa destino
e si resta soli
e dove anch’io, dopo
ripetute aspersioni
discenderò rovinosa in te

e tu scoperchiato, nel vento contrario
mi saprai denudata
di ogni bontà sincerità perdono
incantatrice e di fuoco
per ognuno dei tuoi ricordi
così insperati
e già bruciati vivi»

 

 

 

CANI

 

 

Nel cuore della notte
ti risveglia all’improvviso
il boato di un aereo, il
riverbero lontano
di una scia
di finissimo deuterio, il lampo
della stella cometa…
In alto si spezza
il guscio della stanza, tu
cerchi a tentoni il corpo
della tua compagna
disperso fra le onde
il letto è una zattera
di legno e di respiro
alla deriva nell’oceano
di una notte infinita

ed è
allora che capisci
che mai nulla vi ricondurrà
incolumi dall’altra parte della riva…

Lì, se solo ci arrivassi
vedresti
coperta dalle plastiche
e tracciata con il sangue nella sabbia
una scritta: noi vivi –
noi cani

 

 

 

 

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Alessandro Bellasio (Milano, 1986) ha scritto i libri di poesia Nel tempo e nell’urto (2017, Pordenonelegge-LietoColle), Monade (2021, L’arcolaio), e il volume di saggi Disappartenenza. Letteratura e ascesi (2022, Fallone Editore). Ha vinto i premi Letteratura Città di Como, Europa in Versi e Città di Fiumicino.
È incluso in antologia e rivista, tra cui Giovane poesia italiana (2019, Fondazione Pordenonelegge, tradotta in inglese, francese, tedesco e spagnolo) Poesia, Gradiva e Atelier.
Ha preso parte al programma Rai dedicato alla poesia contemporanea Raipoesia 2022. Si è inoltre occupato, con brevi profili critici e traduzioni, di alcuni classici dell’espressionismo (Georg Trakl, Gottfried Benn, Georg Heym).

 

Silvia Patrizio nasce a Pavia nel 1981. Dopo il liceo classico si laurea in filosofia, specializzandosi successivamente in filosofie del subcontinente indiano e lingua sanscrita. ‘Smentire il bianco’ (Arcipelagoitaca, 2023), la sua prima raccolta poetica, con prefazione di Andrea De Alberti e postfazione di Davide Ferrari, vince la III edizione del premio nazionale Versante ripido (2024) e il primo premio assoluto alla XVI edizione del premio nazionale Sygla – Chiaramonte Gulfi (2024), classificandosi anche al primo posto nella sezione poesia edita del medesimo premio. La silloge ha ricevuto, inoltre, una segnalazione ai premi nazionali Lorenzo Montano 2023 e Bologna in Lettere 2023 ed è risultata tra i finalisti del premio Pagliarani 2024. Suoi testi compaiono su diversi lit-blog e riviste, sia cartacee che online, tra cui L’anello critico 2023 (Capire Edizioni, 2024); Metaphorica – Semestrale di poesia (Edizioni Efesto, 2024); GradivaInternational Journal of Italian Poetry (Olschki Edizioni, 2023); Officina Poesia Nuovi Argomenti (2023); Inverso – Giornale di poesia (2023); Universo PoesiaStrisciarossa (2023). Fa parte della redazione della rivista Atelier Online. Tutte le sue passioni stanno nei dintorni della poesia.

 

 

 

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© Foto di proprietà di Alessandro Bellasio.