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Scritture di luce (senza fotografia) Probabilmente non ci sono tante fotografie negli ultimi libri di Giuseppe Carracchia, Stanze della...
Francesco Gallina Medicinalia Maco Saya Edizioni, 2022 . È appena uscita per Marco Saya Edizioni, nella collana Sottotraccia diretta da...
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Immaginario della contaminazione: simbiogenesi e xenofemminismo come metafora della transness La Condotta del simbionte è la plaquette di June...
Ascolto e riascolto la tua voce, le tue voci. Sono nel mio studio a Bisceglie....
La critica è morta, viva la critica! In mezzo ad una pressoché totale geremiade sullo stato della critica, da cui...
ALEX RAGAZZINILA SISMA E AL SPE? (Il Vicolo, Cesena 2019)
Lettura di Clery Celeste
Alex Ragazzini in questa delicatissima rosa di quartine in dialetto romagnolo “L’ansietà e le spine” tradotto in italiano, pubblica Il vicolo (Cesena, 2019), affronta con capacità tecnica il sottile limite tra piacere e dolore.
La rosa è infatti il simbolo per eccellenza che manifesta bellezza e rischio; la rosa è bella da toccarne i petali, da annusarne il profumo ma ti ferisce se ti avventi incauto, si protegge con una linea verticale di spine. Questo di Ragazzini pare il percorso in versi di una formica che risale lo stelo: come spina dopo spina le poesie si snodano in una fatica che ha un sapore dolce-amaro, di tensione fisica fino al morbido dei petali. “Che cosa è che così ci danna/ Uguale al male infine?/ La fitta che ci pare lontana/ Il lieve toccarci delle spine.” Nelle poesie di Alex Ragazzini il poeta è un uomo piccolo, minuscolo, che si mette al servizio della bellezza. Pare che il poeta qui abbia una lingua tutta sua, ritirata al necessario, fatta di nodi semantici centrali, di pianeti attorno cui ruotare incessantemente. Pare una stessa poesia riscritta, rivoltata infinite volte. Ma cosa è la voce del poeta se non un cercare quel suono che rende riconoscibile la richiesta? Ragazzini con queste quartine risponde concentrandosi sui temi come “ansia, dolore, guadagno, giovinezza e vecchiaia, amore e perdita”, ci dice lui stesso dalla nota finale al libro.
“Sono arrivato ad un passo da tutto. E qui resto, lontano da tutto, ad un passo”: queste parole di Antonio...










