Già in apertura, nel primo testo di questo originale cammino poetico interiore di Francesca Innocenzi, che ha titolo Corpo di figlia, le due dimensioni dell’essere corpo ed essere figlia si offrono, centrali, ad evidenziare come un corpo è anzitutto derivazione fisica di altro corpo e insieme incancellabile legame, fonte di emozioni primarie e profondo stimolo di conoscenza interiore. Ma, subito, si citano “ombre” che ostacolano lo scorrere della vita, con ciò indicando che il tema che si vuol aprire è uno spazio psicologico totale, che abbraccia il legame parentale più stretto e insieme tutte le condizioni e/o condizionamenti interiori ed esteriori che possono frapporsi e impedire una gioiosa espressione del vivere.
La figura della madre perduta precocemente prende subito possesso centrale della scrittura portando con sé, insieme alla forte nostalgia per la bellezza materna risvegliata da una vecchia foto, anche l’”ombra”. Ombra che solo una figlia può intuire, la parte oscura di un aspetto materno segreto e potente, solo a lei rivelato. Si origina così una intensa “visionarietà affettiva” che trascina la figura della madre in una dimensione chiarissima, solare, che sconfina in presagio. E la figlia descrive come i gesti di cura ricevuti diverranno infuocati incancellabili tatuaggi nella pelle, mentre i versi raccontano il sogno e traducono il formarsi di questo stigma materno con scene cosmiche che hanno il fragore di schianti stellari.
Francesca si lascia sommergere da una nebula misteriosa che continua a formarsi per visioni che pur nelle loro scarne definizioni fanno intravedere sempre, tra spazi di amarezza, angoli di felicità appena assaporati e subito svaniti, cicatrici riaperte che l’autrice sente di voler trasmettere, ben consapevole che quest’ombra è divenuta parte ineliminabile di sé, ancora di salvezza. Pure delineata con amore è la figura del padre, che protegge la figlia impedendole di guardare le scene della perdita e accompagnandola teneramente nella sua orfanezza. E Francesca parla – in poesia – della sua attitudine alla poesia come una tensione, sentita già in tenerissima età, a germogliare in parole, per dare sostanza a quella radice, coniando una definizione splendida di motivazione al poiein che mi lascia stupefatta, colpita dal senso di destino che ne sgorga. Una scrittura sentita come respiro necessario, che continua ad essere per lei la compagna prima e imprescindibile di vita.
Leggo di una bimba che cresce nella routine quotidiana e assiste agli eventi dei turbinosi anni 80 dell’occidente e in lei si affollano tanti ricordi, dalla paura per i veleni di Cherrnobyl, fino alla figura indimenticabile del Tank man di Piazza Tienanmen. E ancora, dalla temperie di anni irrisolti, emergono anche le note tristi vicende degli immigrati che attraversano il mare… Tutta questa vertigine sembra farsi simbolo della progressiva sottrazione di senso che sta sommergendo l’umanità – uomini viaggiano su zattere lunari tra l’uno e l’altro deserto – come un presagio di futuri orrori ancora più feroci, cui oggi stiamo realmente assistendo. Francesca ha la capacità di intercettare segnali e dettagli dal reale che presagiscono il flusso degli eventi, ma sa conservare le rare piccole-grandi luci che nella vita consolano, come la costante presenza della sollecitudine paterna ( appena arrivi, chiama).
Poi la bimba diviene donna. Donna con la fierezza delle proprie scelte, il desiderio di un proprio spazio anche stretto, ma fertile e ben radicato, dove permettersi titubanze, cadute, rivincite. Questa silloge, perfetta nelle scansioni ritmiche e nelle scelte lessicali, è dunque un flusso poetico di coscienza di grande intensità e limpidezza introspettiva, che lascia un sapore di saggezza antica e, nonostante le amarezze, una sincera gratitudine alla vita. Altrimenti, quale altro significato potremmo dare al congedo finale, con l’accettazione serena di un termine (che auguriamo lontanissimo!), quale altro senso a questo suo splendido proseguire l’incanto nello studio degli antichi papiri per accogliere tutto il miraggio del grano d’Egitto, che è tutta la misteriosa bellezza del vivere?
Annamaria Ferramosca
(davanti a una natività)
Più grande della madre il figlio
regge in mano una croce
sussiste nell’abbraccio di lei a mani giunte
sta in piedi da solo.
La linea dei corpi tradisce l’amore
ma il figlio non rende lo sguardo
lo riversa sul legno, lo consegna a un destino
*
Figlia di poesia sono stata.
chiede la meccanica del germoglio
di dare sostanza a quella radice.
aprire il petto
portare a compimento l’atto del respiro.
partorire al mondo un intrico di suoni
fuori dal labirinto del ritmo
districarli in parole
*
è una cruna il cancello, ci si infiltra
ogni volta attraverso, senza andare.
Ogni volta che lo apri e passi oltre
qualcosa ti trema di orfanezza alle spalle.
Un panno lasciato all’aperto
in preda agli umori del tempo
una tazza con un racimolo sul fondo
che sa di bagnato.
Una lucertola che sfreccia sul muro
e si allontana.
Quella voce che ti affianca fino al varco
come sempre: appena arrivi, chiama.
*
Le zanzare si bruciano nel caldo
e tu, figlia, ti inzavorri e non confidi
nel corpo.
C’è del mistero in questo giardino
dove di sera si respira –
la stessa interminata sera dei vent’anni
quando studiavi incanti sui papiri
oltre il recinto stipato a raccolto
tutto il miraggio del grano d’Egitto
Francesca Innocenzi è nata a Jesi (Ancona). Laureata in lettere classiche, è dottoressa di ricerca in poesia e cultura greca e latina di età tardoantica. Ha pubblicato la raccolta di prose liriche Il viaggio dello scorpione (2005); la raccolta di racconti Un applauso per l’attore (Manni 2007); le sillogi poetiche Giocosamente il nulla (Edizioni Progetto Cultura 2007), Cerimonia del commiato (Edizioni Progetto Cultura 2012), Non chiedere parola (Edizioni Progetto Cultura 2019), Canto del vuoto cavo (Transeuropa 2021), Formulario per la presenza (Edizioni Progetto Cultura, Quaderni di poesia Le gemme, 2022), Corpo di figlia (Puntoacapo 2025); i saggi Il daimon in Giamblico e la demonologia greco-romana (Eum 2011) e Voci dal tempo indicibile. Ventuno saggi brevi sulla poesia (Rossini 2023); i romanzi brevi Sole di stagione (Prospettiva 2018) e Diario di una stalker mancata (Edizioni Progetto Cultura 2022). Nel 2023 è uscita in Romania la plaquette bilingue Halou de toamnǎ/ Alone d’autunno per Edizioni Cosmopoli
di Bacau; nel 2024 la silloge Formulario para la presencia (Ediciones Letra Dorada, Colombia), tradotta in spagnolo da Emilio Coco; nel 2025 Deltío parousías (Elíkranon, Atene) tradotta in neogreco da Sofia Skleida. Per Edizioni Progetto Cultura ha diretto una collana di poeti esordienti, «La scatola delle parole», tra il 2007 e il 2012, e curato alcune pubblicazioni antologiche, tra cui Versi dal silenzio. La poesia dei Rom (2007); L’identità sommersa. Antologia di poeti Rom (2010); Il rifugio dell’aria. Poeti delle Marche (2010); la raccolta di saggi brevi sull’antichità classica L’antro di Proteo (2025). È caporedattrice della rivista online «Poesia del nostro tempo» e collabora con vari blog letterari con recensioni e articoli sulla poesia greco-romana e contemporanea. Ha ideato e diretto il Premio di poesia Paesaggio interiore e attualmente è direttrice artistica dell’omonimo Festival. La foto di Francesca Innocenzi è di Luciano Innocenzi.


