«Gli spiriti si abbeverano ai pozzi della notte», poesie inedite di Sophie Di Silvio

 

Sophie Di Silvio (Velletri, 2002) studia Lettere Moderne alla Sapienza Università di Roma. Ha pubblicato la raccolta poetica Di carie venute (Affiori, 2025). Suoi testi sono apparsi in riviste, antologie e lit-blog, tra cui: Atelier International, Nazione Indiana, Inverso – Giornale di poesia.

 

 

 

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Quando sarai silenziosa e acerba,
resa brivido dinanzi al battente
innalzarsi dei polsi,

il cumulo trasparente del sudore
sul fondo biancastro di cotone
sfilerà, lento, la tua caviglia
chiodo dopo chiodo,
dissalando le giunture della tua costruzione.

Tu crolli, bambina —
come palazzo diventato parco.
Neanche l’umido sgrugnare di un cane
trova le macerie di chi eri.

Quanta pelle dovrà assottigliarsi ancora,
per svelare l’aspetto del baratro?

 

 

 

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Tu non lo potrai mai sapere
se la vita, per ferirci,
sceglie la maschera più bianca
per sembrare la fine.
Con lo spuntare di quale ruga,
andrai via da me?

Già l’alba, scorticata,
ricuce il margine dei tetti:
un chiarore di calce,
un refolo che tenta la sua storia
altrove, misurando la distanza delle città,
la geometria dei giorni che non abitiamo.

Chiederemo all’aria
una versione più sobria del nostro fantasma,
restando lì, intenti a distinguere il respiro
dal suo sparire, con il presentimento
testardo che, a volte, la vita,
per assomigliarci, debba prima farsi
via di fuga.

 

 

 

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Gli spiriti si abbeverano ai pozzi della notte,
domandando al costato la pelle
per strappare al silenzio il diritto di vivere.

Io sarò candela consumata nel fiato,
miele coagulato nelle viscere delle api morte.
Le mani, uccelli disfatti,
raccolgono la tua voce come reliquia.

Tutto ciò che brucia assume la forma di un ramo:
mi piego — docile e feroce —
sull’altare delle tue palpebre.
Le vene, fiumi di mercurio,
tracciano il confine tra cielo e carne.

Tu, già oltre il mio petto,
ti sei fatto uccello, cometa, eco.
Io resto — lucida come Chioccetta nell’ombra —
a insegnare alla morte l’amore.

Dimoro nel ventre della notte,
dove anche le stelle hanno odore umano.
Lasciami qui, nel silenzio che partorisce il giorno.
Sono ciò che resta del rito:
bambina, precipizio, sillaba.

 

 

 

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© Fotografia di proprietà dell’autrice.