© Fotografia di Dino Ignani

Elio Pecora – Inediti

Elio Pecora è nato a Sant’Arsenio (Salerno) nel 1936. Abita a Roma dal 1966. Ha pubblicato raccolte di poesie, racconti, romanzi, saggi critici, testi per il teatro, poesie per i bambini. Dirige la rivista internazionale Poeti e Poesia. Ha collaborato per la critica letteraria a quotidiani, settimanali, riviste e ai programmi culturali Rai. Fra i suoi venti libri di poesia: La chiave di vetro (Cappelli 1970), Simmetrie (Mondadori, Lo Specchio, 2007), Rifrazioni (Mondadori 2018), Nell’aria del mattino (frammenti di un prologo), con immagini di Giulia Napoleone (Il Bulino, 2019). Nel 2022 ha pubblicato per Neri Pozza, Nel dolce rumore della vita. Biografia di Sandro Penna.

 

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« È, quella di Pecora, una poesia che non corteggia il nostro tempo, una voce in qualche modo antica che esce da un vecchio giardino pieno di fiori. »

Paolo Mauri

 

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L’altrove

 

Sta in quel che manca
e smarca la contentezza,
chiama l’occhio alla scucitura.

Esiste, perché esiste
se esulta a ogni intoppo, stempra
la voce che azzarda l’eterno.

Chiedersi di dove muove lacerando
– pure così perfetto e concluso –
va di pensare a un tutto
da cui uscimmo abbagliati
per un eccesso di luce e, zoppi
e storditi, approdammo
nel globo che ruota e beccheggia
in una infinità irrefutabile.

E se la bellezza dura
nel sogno dell’arte e l’amore
nel baluginio dell’attesa
o nel chiuso della delusione;
se il desiderio è assenza,
e i sostantivi supremi
– nella foga delle storie –
insecchiscono e gemono…

che ne è dell’altrove? dove?

 

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Poesia

 

Anche solo fermarla, riesce a pochi.

Arcana per troppi, in troppi l’assalgono
per chiuderla nelle loro stanzette
asfittiche, fra divanetti rosati
e quadrucci d’albe sospese;

gli ammodernati dalle avanguardie
la congelano: da consumare
per tempi che non verranno
data l’incombente cancellazione.

Impavida, sfrontata, negata o arresa
ai canoni, attende al varco gli ostensori
e illude chi si ammanta. Né manca
di sconoscersi là dove convocata.

Oh, gli antichi fervori,
Orfeo per boschi e anfratti,
i languori disfatti,
le tremule viole!
Ah, le care loquele
degli amanti mai sazi,
le promesse, gli strazi,
per tante voci sole!

Espropriata dai suoi trascorsi arredi,
incerta fra il silenzio e il cachinno,
si potrà forse solo perseguirla
per quel che tace, o soltanto balbetta.

La fitta flotta dei seguaci intanto
alza la vela in un mare bluastro.

 

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Commiato

 

C’è un’allegria nascosta negli addii
anche l’addio a un amore creduto
senza confronti:
il pensiero inatteso
– tutto da districare –
d’uno sgravo insperato,
come essere attraccato
in un porto deserto
di dove ripartire.