Daniele Piccini, “Canzoniere scritto solo per amore” (Interno poesia, 2024) – Anteprima editoriale

Daniele Piccini, nato nel 1972, insegna Filologia della letteratura italiana all’Università. Ha pubblicato edizioni critiche di poeti trecenteschi, curato un’edizione commentata del Ninfale fiesolano di Boccaccio e un’antologia di poeti del secondo Novecento (La poesia italiana dal 1960 a oggi, 2005). Del 2008 è il libro di saggi Letteratura come desiderio. Nel 2019 ha pubblicato La gloria della lingua. Sulla sorte dei poeti e della poesia, nel 2020 la monografia Luzi. Ha esordito in poesia con Terra dei voti (Crocetti, 2003), cui ha fatto seguito da Jaca Book, nel 2005, Canzoniere scritto solo per amore (nuova edizione accresciuta Interno Poesia, 2024). Sono poi usciti i seguenti libri poetici: Altra stagione (Aragno, 2006), Inizio fine (Crocetti, 2013 e 2021), Regni (Manni, 2017), Per la cruna (Crocetti, 2022). Collabora a “La Lettura” del “Corriere della Sera”, a “Famiglia Cristiana”, al blog “Maremosso” ed è direttore della rivista “Poesia”.

 

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Fino dalla costruzione del mondo
era fissato che ti cercassi dopo
tra le figure, ombra
che si accampa e mi accora.
Non troverai di lui che tracce incerte,
non troverai che segni
che è stato e che sarà: a te guardare
con occhi non ingombri,
con amore lontano.
Così qualcuno. E io a doppiare mete,
a fermare il respiro giunto a questa
età di limite oltre cui si stende
il non mai preso mare.
Non più del tempo tuo sarà il mio,
ti ridicevo, e formulavo algebre
che trovano per scoglio il tuo paterno
volere la mia vita
all’infinito.

 

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Tornando presso un luogo, come in sogno,
chiedi di ritrovare la persona
con la quale vi fosti: all’improvviso
il tempo è obliato,
ti pare di toccare
la figura di ieri.
Ma stringerla è impossibile
e chiedi a Dio, ai sogni
dove alberghi la forma che hai cercato,
che hai sentito vicina,
richiamata dal nome,
dal seme del passato, del futuro,
mai come allora vicini, compressi
fino a essere nodo del risorto.

 

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Andrò via senza occhiali e non vedrò
il volto molto amato.
Così dovremo forse avvicinarci,
porgerci mano al viso,
ripercorrere il filo
di una somiglianza,
toccare i solchi discesi dagli avi,
fino a una radice più remota.
Indivisi saremo, occhi negli occhi
spenti, abbagliati dall’identità.

 

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Le tre poesie qui pubblicate appartengono alla sezione Inediti che accresce l’edizione originaria del libro (2005). Sono le tre poesie su cui la sezione e il libro si chiudono.

 

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Fotogradia di proprietà dell’autore.