Past midnight. Never knew such silence.
The earth might be uninhabited
Samuel Beckett, L’ultimo nastro di Krapp
Una figura femminile vaga spaesata in un ambiente inabitato, assordato dal silenzio. Il disorientamento attraverso cui si muove è parte di uno scenario post-apocalittico che conserva traccia di un mondo scomparso, precedente la distruzione dell’umanità e della sua storia. Lo sfondo narrativo sembra sottrarsi allo scorrere del tempo. Eppure, molti interrogativi abitano questo luogo impalpabile, solcato di voci:
«SIAMO
già estinti? Chi ha
la mappa. Posso
guardare? Dov’è il mio
titolo? è verificabile
la mia storia? Ho
incluso la memoria
degli animali? Le memorie
degli animali. Sono
ancora qui loro? Siamo
soli? Guarda
spuntano
i filamenti. Di memorie. Di chi? Com’era
la Terra?»
Il titolo, già di per sé significativo in un contesto dove la perdita d’identità è tangibile, si lega sintatticamente al corpo del testo, senza tagli, inseguendo il ritmo incespicante e sgomento di una voce che spacca in frammenti l’abisso.
Irrompe sulla scena, improvviso, un corvo:
… Un corvo
è arrivato mentre
trascrivo tutto
questo. In-
corporami
gracchia. Saltella
più vicino sul
muretto. Ti ricordi
il dolore il suo
avvicinarsi dice. Lo
guardo. Non avere
fretta dico ma
lui picchietta sul
muretto con il
becco. Il suo manto è
di sole. Mi guarda
lentamente […]
Fissa la mia
solitudine.
È così che si apre la prima delle tre parti che compongono 2040, ultimo libro della poetessa americana Jorie Graham, edito da Crocetti (2025): in una solitudine glaciale, scheggiata di ricordi.
Il silenzio appare «accentuato visivamente anche dalle poche parole che costituiscono le quartine, quasi sopraffatte dal bianco della pagina e dall’assenza, nell’originale, del punto interrogativo tanto che le domande, così depotenziate, contribuiscono ad aumentare il tono concitato della voce narrante», come spiega Antonella Francini nella prefazione al volume, da lei tradotto e curato, intitolata Il potere della memoria.
I ricordi, sfrangiati in fili pervasivi, sembrano delineare la trama di un’antica sceneggiatura, dove la figura femminile si fa custode della memoria di ciò che era non è più e, insieme, corpo incerto di una denuncia radicale: la distruzione della Terra e la sua riduzione a luogo inospitale.
La protagonista intraprende un viaggio al quale non è preparata: «Per questa singolare partenza […] ricerca fin dalla prima poesia il bagaglio necessario e degli appigli – una mappa, la sua mente e il suo corpo, la memoria – in una dirompente cascata di domande che risuonano in un vuoto immenso»:
… hai
un corpo hai
te stessa in
mente puoi vedere le tue
mani? – lo hai rotto
il filo? – cerca di sentire lo
strappo dell’altro
capo – accertati dice che
i due capi siano
vivi quando tiri per
tentare di ri-entrare
qui.
Il tempo scandisce sospeso, come in una disarmante, eterna mezzanotte, anche le lievi vibrazioni del cielo, il suo variare immutato. Nella fissità delle ore, al silenzio si intreccia il rimpianto, l’impossibilità di riconoscersi in una «verità generale», lo smarrimento del sentire su di sé tutta la «complessa assenza di disegno»:
pensai datemi almeno
uno schema – ma
la polvere balzò su
in cerchio poi ricadde
nessun simulacro
di significato.
Riverbera la domanda sul limite, «Il / raro ineffabile / limite». Dove trovarlo? Esiste un luogo in cui la ricerca possa coincidere con il suo sovvertimento? Nella parola? Nelle lettere stesse? «Tramite e dietro /alfabeti e il loro brulicante alveare?». Non resta che sporgersi in avanti, vacillando, «in cerca dell’aneddoto // che … avvicini al // nulla».
Non è più dato nemmeno un senso immediato d’identità, se non per la reiterazione insistita del pronome personale, vago simulacro di una differente, ormai perduta, densità di senso: «IO // mi conosco io / dico al mio / io»…
L’incertezza diviene apnea e all’ingombro di interrogativi si aggiunge la difficoltà di respirare, di tenere in vita la vita: «I versi appaiono spezzati come se […] la narratrice non riuscisse a completare le frasi e dovesse inspirare di nuovo perché le manca il fiato, il tempo, lo spazio, anche se ce n’è tanto intorno – tanta aria, potremmo dire».
L’affanno di questa ricerca si intreccia alla versificazione, frantumandola. Persino la sintassi si spezza e il discorso viene continuamente interrotto da lineette, tratto grafico che riecheggia la punteggiatura sincopata di Emily Dickinson, poetessa fondamentale per Graham.
La stessa potenzialità della scrittura si affievolisce come le sensazioni, le emozioni, i pensieri e tutte le istanze solitamente prevedibili dell’umano:
Cos’è
tossire nell’invisibile,
nel non-ancora
formato, non-ancora
imposto. Dove niente è
stabilito.
Nessuna forma bloccata.
Quel che resta è lo sguardo, l’acuirsi del senso della vista attraverso cui, in rari inaspettati momenti, diviene possibile «vedere / come si ricompongono / i frammenti»:
… guardo
attentamente
nell’unico specchio che
mi viene dato –
lì dentro io – io
che guardo accuratamente &
profondamente. Sono onesta
nel mio guardare
penso mentre vedo
lì dentro un’altra
apparire.
L’anelito all’autenticità è continuamente smentito, rimandato, interrogato in un dialogo costante tra realtà e immaginazione dove l’assenza di riferimenti diviene condizione di possibilità della ricerca. Verrebbe da dire, dell’esperienza stessa:
… No
dice la luce. Tu
qui quasi non ci
sei. Il corvo è partito
tempo fa. Ora
segue il suo filo,
il suo percorso,
per sempre. Conosce
la corrente. Attraversa
le cicale, che tu non senti
ma che ti avvolgono ora. Ma
non è qui chiedo cercandolo
nelle mie strofe.
Non mi ha raggiunta
entrando qui?
Non è entrato qui
alla strofa otto? – & dove
va ora
quando se ne va,
quando ti dico il corvo è dorato,
quando ti dico ha preso il volo &
è partito, & è partito…
La nostalgia è l’eco personale di una certezza ineludibile – che nemmeno la poesia ha il potere di incrinare: «Nessuno può dire intera la storia»…
Silvia Patrizio
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Jorie Graham, nata a New York nel 1950, è cresciuta a Roma, ha studiato filosofia alla sorbona, cinematografia all’Università dell’Iowa, dove ha in seguito insegnato e diretto il programma di scrittura creativa. Docente per molti anni a Harward, è stata la prima donna a occupare la cattedra che fu del premio Nobel Seamus Heaney. È un nome di spicco della poesia americana contemporanea a autrice di quindici raccolte poetiche, fra cui The Dream of the Unified Field: Selected Poems 1974-1994, a cui è andato il premio Pulitzer nel 1996, e i più recenti quattrolibri ecologici – Sea Change, Place, Fast e Runaway –, pubblicati fra il 2008 e il 2020 e ora raccolti nel volume [To] The Last [Be] Human con la prefazione di Robert Macfarlane. La sua opera, tradotta in molte lingue, ha ricevuto numerosi altri riconoscimenti, fra cui il Wallace Stevens Award dellAcademy of American Poetry, il Bobbitt National Prize for poetry dalla Library of Congress di Washington e il Forward poetry Prize, prima donna americana a ricevere questo prestigioso premio britannico. In Italia ha vinto il Nonino nel 2013, il Ceppo Internazionale Bigongiari nel 2014 e la Homer European Medal of Poetry and Art nel 2025.
Silvia Patrizio nasce a Pavia nel 1981. Dopo il liceo classico si laurea in filosofia, specializzandosi successivamente in filosofie del subcontinente indiano e lingua sanscrita. ‘Smentire il bianco’ (Arcipelagoitaca, 2023), la sua prima raccolta poetica, con prefazione di Andrea De Alberti e postfazione di Davide Ferrari, vince la III edizione del premio nazionale Versante ripido (2024) e il primo premio assoluto alla XVI edizione del premio nazionale Sygla – Chiaramonte Gulfi (2024), classificandosi anche al primo posto nella sezione poesia edita del medesimo premio. La silloge ha ricevuto, inoltre, una segnalazione ai premi nazionali Lorenzo Montano 2023 e Bologna in Lettere 2023 ed è risultata tra i finalisti del premio Pagliarani 2024. Suoi testi compaiono su diversi lit-blog e riviste, sia cartacee che online, tra cui L’anello critico 2023 (Capire Edizioni, 2024); Metaphorica – Semestrale di poesia (Edizioni Efesto, 2024); Gradiva – International Journal of Italian Poetry (Olschki Edizioni, 2023); Officina Poesia Nuovi Argomenti (2023); Inverso – Giornale di poesia (2023); Universo Poesia – Strisciarossa (2023). Fa parte della redazione della rivista Atelier Online.
Tutte le sue passioni stanno nei dintorni della poesia.
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© Foto di proprietà di Jeannette Montgomery Barron


