Ivano Ferrari, “Transitori e risorti” (Crocetti, 2026) — Anteprima editoriale

Volume a cura di Antonio Moresco

 

Dalla prefazione di Antonio Moresco: 

 

«“Che strano poeta è Ivano Ferrari! Un poeta che non sembra neanche un poeta tanto è poeta, un poeta che viene da chissà dove, un poeta a cui l’Italia di questi anni non è abituata, un poeta lapidario, un poeta teppista, un poeta pieno di sarcasmo e pietà, un poeta antilirico e lirico, un poeta triviale e dantesco… Ivano Ferrari è il poeta misconosciuto e centrale di questi anni bui, di questi anni sordi, di questi anni ciechi, di questi anni vili, di questi anni infami, è il poeta dell’ora della nostra specie, del nostro mattatoio di specie.”

Sono alcune righe che avevo scritto poco dopo la sua morte, a cui aggiungo qui altre righe scritte via via nelle quarte di copertina e nelle bandelle dei suoi pochi libri pubblicati in vita, per dare – a chi ancora non lo conoscesse – un’immagine iniziale e ulteriore di questo poeta irregolare e unico, prima di entrare nel vivo di questo libro e di raccontarne la genesi. “La poesia si abbassa radicalmente sulle cose, fino a diventare nello stesso tempo identificazione e scontro con la realtà.”

“Nello spazio chiuso di un mattatoio, ‘la grande sala dove si esibisce la morte’, Ivano Ferrari mette in scena uno spietato e cruento interregno uomo-animale determinato da una schiacciante sopraffazione. Un Macello che rimanda ad altri macelli che continuano ad attraversare la nostra vita di specie e che è campo di battaglia, lager, laboratorio, chiesa, teatro e dove i macellatori sono carnefici, tecnici, sacerdoti, registi. In questa raccolta poetica intensa e perentoria, piena di accensioni, implorazioni, crudeltà, straziante sarcasmo e personaggi animali e umani difficili da dimenticare, ogni verso ha un suo ictus determinato da una provocazione lessicale, tonale e psichica che diventa immediatamente lacerazione visiva. La materia, la carne – come la poesia – vengono messe in totale sofferenza e la vita è registrata nel suo punto limite e anche oltre, nelle sue ulteriori degradazioni istologiche eppure non ancora al termine del suo percorso di profanazione e violenza.”

“‘Niente seghe siamo spettri’: è una delle due epigrafi che aprono questa raccolta poetica piena di furia distruttiva e dolcezza, bilancio non pacificato di due secoli (Ottocento e Novecento) di rivoluzioni politiche e artistiche, affrontati con insubordinazione, sarcasmo e sgomento nel cuore dei nostri giorni, senza consolazioni e senza sconti, come solo un vero poeta sa fare… Dopo il dolore e il degrado del primo libro e il mattatoio animale e umano del secondo, questo terzo libro è sulla macelleria della Storia moderna, le sue epistassi e i suoi ‘sogni che paiono ematomi della luce’.”

“Laconica per troppo accumulo, sarcastica per troppo dolore, sgraziata per troppa grazia, la voce di questo poeta è una di quelle che, una volta sentite, non si dimenticano più. Se non vivessimo in un paese di morti, questa voce dissonante e unica non sarebbe solo una voce marginale intesa da pochi ma voce centrale della poesia italiana di questi anni.”

Questo è ciò che scrivevo allora e che potrei sottoscrivere tanto più oggi, ora che la folle realtà di questi anni si è incaricata di dare ulteriore forza di verità e profezia alla sua visione e ai suoi versi […]».

 

 

 

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Ti vedi
interi stagni di dolore
e la Creazione che continua
a dilaniarsi modesta
coi furtivi arnesi dell’amore.

 

 

 

*

 

 

Prego il Dio che langue
nei fiori secchi del tinello
di non darmi un’altra vita
non sia testardo non dia
lo stesso niente ancora
pensi alla sgraziata stoffa
della sua dimora pensi
alle chiavi sbattute accanto
agli sputi che di nascosto
gli ospiti concedono come un rito
non sia più Dio ma solo uno
di quei fiori morti.

 

 

 

*

 

 

Lingua
non fuoco di scrittura,
però te lo so dire.

 

 

 

*

 

 

Noi ci ricarichiamo di gioia
quando salubri epidemie
sconvolgono le lagune
e negli arcipelaghi dominano le rivolte
quando i fiori si staccano come brandelli di carne
e fili di ferro strangolano il collo del cigno
la morte
ha finalmente vuotato le tasche!

 

 

 

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© Fotografia di Giovanni Giovannetti.