Gloxa VI: Per una lettura poetica della filosofia taoista

A cura di Lucrezia Lombardo

Per una lettura poetica della filosofia taoista

 

“Il Tao di cui si può parlare non è il Tao eterno.
Il nome che si può chiamare non è il Nome eterno.
Senza nome è l’eternamente reale.
Dare dei nomi è l’origine di tutte le cose particolari.
Libero dal desiderio, percepisci il mistero.
Prigioniero del desiderio, ne vedi soltanto le manifestazioni…”

 

Così scrive Lao Tzu nel “Libro del Tao e Tao The Cing”, un complesso trattato filosofico in stile aforismatico, nel quale il tono profetico – tipico della rivelazione – cede il posto ad una saggezza pratica, impregnata di poesia. Perché, ciò che caratterizza il Taoismo e la forma di scrittura prediletta dal suo fondatore, è proprio il legame tra la profondità filosofica dei concetti e la forma espressiva breve e poetica, nella misura in cui i contenuti vengono comunicati sempre con un’eleganza sostanziale.

Questa cura all’aspetto estetico delle massime taoiste, non concerne solo lo stile, ma la ricerca di un’armonia, il più possibile perfetta, tra i contenuti e il linguaggio incaricato di esprimerli. Vocazione del Taoismo è infatti quella alla ricerca dell’ essenzialità, sia nel linguaggio, che nelle azioni. All’interno di tale chiave di lettura, diviene dunque possibile parlare di una poetica del Taoismo.

Una vocazione -quella alla poesia- che accompagna l’intero testo di Lao Tzu, in cui si scorge una perenne oscillazione tra il-dire e il-non-dire, tra lo svelamento e l’occultamento, poiché il Tao, essenza e fondamento cosmico del visibile e dell’invisibile, resta, in ultima istanza, indicibile e afferrabile solo per approssimazione. Allo stesso modo, questa oscillazione tra “la capacità di toccare le cose” e “il rischio di allontanarsi da esse”, è la stessa che segna il linguaggio, specialmente quello poetico, di per sé orientato alla metaforicità del proprio dirsi.

Nel Taoismo, la poesia – intesa come eleganza che si manifesta nel senso del limite e dell’equilibrio – sfora inoltre la percezione linguistica, per farsi esistenziale e modello pratico di vita: saggio e poeta è colui che ha imparato a non controllare le cose, a non pretendere, a non cedere ai desideri sfrenati.

Saggio e poeta è colui che ha imparato a lasciar andare ciò su cui non può incidere. Questa pratica al decentramento del soggetto è la stessa da cui nasce lo sguardo del poeta, che si sforza di essere puro e di farsi attraversare dall’accadere degli eventi e dal loro sapore.

Una lettura in chiave poetica de “Il libro del Tao” è quindi pertinente, nella misura in cui le massime filosofiche assumono qui la forma d’istantanee, nelle quali è centrale la natura, al cui ritmo, l’uomo deve adattarsi: egli segue le leggi della terra; la terra segue le leggi del cielo; il cielo le leggi della natura e la natura quelle del Tao.

La poesia esistenzialista del Taoismo si serve, pertanto, di massime in versi, che contengono insegnamenti pratici; in questo modo, la distanza, che sempre più spesso separa linguaggio ed esistenza, parole e azioni, crolla. E proprio il recupero della originaria unità -che tiene insieme dire e fare, visibile e invisibile- costituisce il Tao, la legge che tutto fonda.

Lucrezia Lombardo

 

 

In copertina: una fotografia della statua di Laozi, situata presso il Lago Tai.
Fotografia tratta da Wikipedia