Addio a Nanni Cagnone, pazzo di sangue giovane

di Giovanni Ibello

 

Ciao Nanni, sei stato uno degli ultimi pazzi di sangue giovane. Uno degli ultimi ad aver sottratto la parola poetica al lebbrosario degli esercizietti intellettuali – se è vero, per dirla con Breton, che la poesia è una disfatta dell’intelletto e nient’altro – a quel brusio di mediocri tanto in voga negli ultimi tempi. Accorgersi è l’araldo del poetico, penso al monito di Mario Benedetti (E io dico, accorgetevi, non abbiate solo vent’anni, / e una vita così come sempre da farmi solo del male), un concetto che travalica il verso per farsi postura esistenziale. Lorenzo Patàro mi diceva che la grande poesia abita sempre una vertigine, lui lo sapeva bene… La poesia è un dono che implica un destino e si rivela solo a chi sa stare all’erta. A chi sa accorgersi. Senza scorciatoie, senza indulgenze di sorta. Ciao Nanni, grazie per aver taciuto tra gli alberi, per non aver mai tradito la sola, possibile, prospettiva del verso: quella della visione. Da una sua recente intervista rilasciata a Pangea«Ci sono poetastri e pseudoprosatori, forse eredi della mentalità degli scrittori ‘cannibali’, che – imitando la peggior oralità – espongono una lingua sgangherata, da periferia, e sintatticamente maldestra. Forse vogliono rendersi accessibili agl’idioti. […] Sono convinto che sia dover nostro opporci alla bassezza odierna, difendere il rapporto con la tradizione e l’onore della lingua. L’incompetenza linguistica ci priva della possibilità d’aver taluni pensieri».

 

Giovanni Ibello

 

 

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Da Index Vacuus. Poems (Edgewise Press, 2024; traduzione dall’italiano di Richard Milazzo).

 

 

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© La foto di Nanni Cagnone è di Dino Ignani.