Dalla quarta di copertina:
«Esce finalmente tutta l’opera di Giovanna Sicari, una delle voci più autentiche, originali e inconfondibili del nostro tempo. Dopo il volume del 2006 di Empiria, ormai esaurito, ecco i versi che Giovanna ha pubblicato nella sua vita troppo breve, con l’aggiunta di alcuni preziosi inediti, tutti quelli che ho trovato tra le sue carte e i suoi diari. Merito della valente studiosa Sara Vergari, che a questi versi ha dedicato anni di lavoro. E merito dell’editore Andrea Cati, che ha voluto con forza queste pagine. Pagine in cui appare luminoso il talento di un’autrice che alla poesia ha consacrato la sua intera vita, con una fedeltà quotidiana e nello stesso tempo assoluta: alla poesia Giovanna chiedeva tutto; e un poeta si giudica proprio dalla grandezza e dall’urgenza della sua domanda. Un ringraziamento infine a voi che leggete e iniziate il vostro cammino nelle parole di questo libro».
Milo De Angelis
* * *

* * *
Da Sigillo (1989)
Dalla notte non venivano voli ma tele di ragni e canti di uccelli
risate da cani mentre giovanotti si tuffavano nella piscina
formando films di fotogrammi osceni, respiravamo aria ardente
un conto alla rovescia per arrivare al venerdì della morte,
a turno mi portavano nella bisca: silenzio! Restiamo muti
non correte via aspri giorni notturni, alle due sono un pioppo
secco che non può nulla. Le due sorelle girano vorticosamente
che fare? Gridare t’amo! Come fosse scandalo di una pietra
che uccide di insulti. No, lasciatemi dove sono,
che io muoia di candore eterno!
*
Da Uno stadio del respiro (1995)
Novembre è in questo vociare
Stiamo così uno nell’altro non curanti
del desiderio di averci per sempre – altro impeto,
altra foto che ritrae nel giardino, lì la nascita
la testa ancora fasciata, Torino senza saperlo.
Respirare accanto e non poterti raggiungere se
non nel volo di pensarci già morti uniti in una
pagina di altri, ancora toccarti in un caffè di
Torino che nutriva un corporeo esistere e poi
restituiva a me il crollo, promessa, visione
quella quotidiana forza che toglie le bende
ebbrezza di una canzone degli anni ’80
– il teatro è là dove si crea qualcuno che ti baci
nella periferia più traballante:
il pianerottolo, il marmo, il campanello per caso –
dicevi hanno dita per tenerci, sale segrete
chiavi per aprire, facile facile aspettare l’attimo
la grande casa, la smania automatica di fedeltà
è in questo vociare, è questa lingua la fedeltà.
*
Da Decisioni (1986)
Se per le piante studiavo la luce
indiretta per quel tono fragile di stanza
da letto, se per la cena, al torrente mi cibavo
se restavo come cagna in amore
come cigno flessuoso nella villa
come se io avessi intuito e tu
ti fossi esposto nel mio sogno
maldestro, come se il bestiame fosse
partito e le mandrie seguitavano
l’attraversata.
* * *
Giovanna Sicari (Taranto, 1954-Roma, 2003) è stata una delle voci poctiche più intense del secondo Novecento. Trasferitasi a Roma nel 1962, si laurea in lettere all’Università “La Sapienza” con una tesi su Officina e Il Politecnico. Esordisce nel 1982 sulla rivista Le Porte e pubblica poesie su Alfabeta, Linea d’Ombra, Nuovi Argomenti, tra le altre. Il suo primo libro, Decisioni, csce nel 1986. Insegna per dodici anni nel carcere di Rebibbia e fa parte della redazione di Arsenale. Nel 1990 sposa Milo De Angelis, con cui avrà un figlio. La sua opera poetica, segnata da una tensione civile e visionaria, è attraversata dall’esperien-za della malattia, comparsa nel 1997. Nel 1999 partecipa al congresso della IPSA a New York. Si trasferisce a Milano nel 2002, ma nell’estate 2003 torna a Roma. Muore nella notte tra il 30 e il 31 dicembre. Poco prima, riceve in dono la prima copia della sua ultima raccolta, L’epoca immobile.
* * *
© Fotografia di Dino Ignani.


