Lo stralcio di introduzione e le poesie seguenti sono tratte dall’ultimo numero (121/2026) della rivista cartacea Atelier.
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Si può, attraverso un libro di poesie, “ascoltare” lo scorrere del tempo?
L’auto antologia di Nicola Bultrini, Figurae (2004-2024), pubblicata per Amos edizioni 2025 e contenente un centinaio di testi scritti in un arco temporale di circa vent’anni, non è solo una ben costruita crestomazia poetica ma è un vero e proprio percorso, una strada, una traiettoria.
I disegni “aerei” di Elvio Chiricozzi (“per ogni nuvola, almeno tre mesi di lavoro, centinaia di matite nere e la consapevolezza esatta di cosa fare”) dialogano con i testi – assemblati tra loro per vicinanza simbolica alle varie immagini riprodotte – con una sinergia rara, dalla quale emerge, di rimando, la grande comunicatività delle poesie di Bultrini: senza bisogno di alcuna ipersemanticità, l’autore si cimenta nelle più complesse questioni esistenziali in modo istintivo, naturale, con un approccio democraticamente orizzontale, pacatamente esplorativo. Un po’ come dalla semplicità della forma delle nuvole è possibile rintracciare le sagome più svariate del nostro mondo immaginifico.
È lo sguardo attento, sensibile al dettaglio, avvezzo a cogliere le pose delle cose, quello del poeta che immortala il frangente e cristallizza l’emozione ad esso collegata.
Bultrini sembra dare seguito alla linea romana di cui, però, non si fa portavoce né esponente, in un modo tutto suo, lieve, piano, dedito alle cose del mondo che rende affettive. Il punto di vista interiore e sentimentoso di Bultrini, direi di empatia, usando un termine estenuato (e forse anche un poco estenuante), sembra sempre primario, in queste poesie e, qui, si rintraccia l’impronta romana (Pecora, Paris, Frabotta, Deidier, lo stesso Damiani, per citarne solo alcuni), in un bilanciamento accortissimo tra dentro e fuori, fenomeno e noumeno (ma quest’ultimo risiede tutto nel cuore dell’uomo, non fuori). Si possono ascoltare in sottofondo anche la calma cadenzata di Bertolucci, i suoni dolci di Caproni (senza, però, il suo turbamento religioso, provocatorio e disperante), la nitidezza incisiva di Saba, la saggezza di Montale. Si deve avere un buon orecchio, per leggere bene Bultrini che, non a caso, è anche musicista.
È forte, nella scrittura di Bultrini, il continuo confronto tra generazioni che non risulta normativo come una sentenza ma è una riservata ricerca di combaciamenti e allontanamenti, senza classismi e partitismi, inutili quanto dannosi.
È tutto un fatto di “buona educazione” allo stare al mondo. […]
Gisella Blanco
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Mi piace la pioggia battente
tenace nella foga di bagnare
l’aria notturna e ogni altra cosa.
Il mio quartiere dorme e la sua pelle
accoglie e non avverte
tra un’auto e l’altra questo amore.
C’è sangue nelle nuvole
ora lo sento anch’io
vorrei filo d’argento
sfumare nel temporale.
La brava sentinella non lo sa
ma veglia attenta
le cose fatte della loro grazia
nominate nel silenzio del corpo.
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Quelle persone già fuori
all’alba si muovono piano
scambiando parole di sonno
sulla sabbia fredda.
Vorrei sentire cos’è che dicono
cosa le sveglia, se voci, o pensieri
come i miei.
Le vedo dal treno che sale
lungo la costa, appaiono
al finestrino l’istante prima
di tornare nel niente che non so.
Dietro la solitudine di vetro
conforta sapersi somiglianti
operosi, nella forma di tutti.
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Come se un vento soffiasse
forte da non respirare vorrei,
chinando il capo, andare
incontro al mondo, l’esistenza
che mi commuove a volte,
o pure mi tormenta. Ma è l’ora
di metter mano alle riserve,
chiamare la realtà per nome.
Fare una poesia essenziale
come pietra miliare. La verità
che immaginavo è altro,
nulla è più come poteva.
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NICOLA BULTRINI (1965) è nato a Civitanova Marche, vive e lavora a Roma. Ha pubblicato le raccolte di versi: Figurae 2004-2024 (Amos Edizioni, 2025), Vetro (Interno Poesia 2022), 64 Sonetti (Fuorilinea 2021), La forma di tutti (CapireEdizioni 2019), La specie dominante (Aragno 2014), La coda dell’occhio (Marietti 2011), I fatti salienti (Nordpress 2007), Occidente della sera (nell’ VIII Quaderno Italiano di Poesia Contemporanea, Marcos y Marcos 2004). Ha pubblicato il romanzo biografico sulla vita di Beppe Salvia Vita e morte di un poeta (Fazi, 2025). Con Mauro Cicarè ha pubblicato La grande adunanza (CapireEdizioni 2018), la prima graphic novel dedicata al mondo della poesia. Scrive per il quotidiano “L’Osservatore Romano” e altre testate. È presente nelle antologie: Poeti italiani nati negli anni ’60 (Interno Poesia 2024), Braci, poesia italiana contemporanea (Bompiani 2021), Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea (Raffaelli 2016), Sulla scia dei piovaschi – poeti italiani tra due millenni (Archinto 2015), Quadernario blu (Lietocolle 2012). È autore di vari saggi, tra cui Con Dante in esilio – la poesia e l’arte nei luoghi di prigionia (Ares 2020); con Lucio Fabi Pianto di pietra – la grande guerra di Giuseppe Ungaretti (Iacobelli Editore 2018). Da anni è ideatore e promotore di eventi artistico letterari.
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