Distorsioni, progetto pubblicato da Marco Saya a cura di Alessandro Brusa e Sonia Caporossi, in parte si sottrae ad alcune delle criticità culturali direttamente connesse alla pratica antologica relativa alla poesia in Italia. In estrema sintesi, la maggiore coesione delle tematiche trattate è il prodotto – pur nell’autonomia della selezione del canone letterario, che rimane selezione individuale ed autonoma – dell’influenza di un corpus teorico di tipo extra-letterario: i gender e queer studies. Di tale corpus, una porzione dipende dalle vicende biografiche collettive della comunità LGBTQIA+ nel corso della storia, i cui assunti hanno influenzato direttamente o tangenzialmente gli autori (e la loro visione del mondo). Tali assunti di fondo sono genericamente riassumibili come segue: nelle società odierne e in quelle passate esiste un dispositivo di controllo che crea un sistema di diseguaglianze mediante l’assegnazione di privilegi a un gruppo specifico maggioritario; contemporaneamente esso tende a discriminare, emarginare e/o cancellare altre comunità minoritarie in base a caratteristiche o una combinazione di esse come: l’identità di genere, l’orientamento sessuale, la razza, ecc… Il carattere unitario degli assunti di base di queste discipline, però, per quanto concerne il ramo queer, contempla delle variazioni sul piano tematico, variazioni specifiche delle varie sotto-comunità che costituiscono quella LGBTQIA+.
Fatte queste veloci e sommarie premesse, veniamo al punto. Il piano della retorica su cui agiscono i postulati dei gender e queer studies è quello dell’intellectio. L’introduzione di questo particolare momento del processo retorico è stata proposta in Italia da Arduini ed è una fase pretestuale anteriore all’inventio, fase che informa la visione del mondo di ogni individuo e del suo interlocutore:
L’intellectio dà il via al processo retorico poiché dà forma al modello di mondo condivisibile da oratore e destinatario: «L’intellectio, assieme a memoria e actio, è un’operazione non costitutiva del testo, in quanto non produce il discorso, pur avendo una relazione evidente con esso. Sono operazioni costitutive invece le tre operazioni che non a caso la tradizione ha più curato: inventio, dispositio, elocutio (Arduini 1992c: 329).»[1]
I postulati presenti sul piano dell’intellectio determinano, di conseguenza, e influenzano la scelta degli argomenti fatta sul piano dell’inventio. In questa sede si definisce un argomento come analogo del tema in ambito linguistico: è ciò di cui si parla. All’interno di testi complessi gli argomenti possono quindi essere molteplici. Gli argomenti, in forma testuale, possono manifestarsi sotto forma di elementi ricorsivi identificabili nei motivi[2]. In casi non rigorosamente codificati – ovvero quei pochi casi in cui in mancanza di uno o più elementi ricorsivi il ‘locus’ è ritenuto da una comunità di lettori non riconoscibile – tale classificazione (argomenti/motivi) la si ipotizza in questa sede dipendente dal contesto: è possibile che un motivo, a seconda delle intenzioni, delle idee ispiratrici, delle conseguenti interpretazioni dell’autore e della rappresentazioni occorrenti all’interno di uno o più testi specifici, possano fungere da argomento e viceversa. I postulati (o concetti) agenti sul piano dell’intellectio, pur influenzando i testi, possono rimanere impliciti. È questo il caso di forme testuali che solitamente sfruttano meno le configurazioni di tipo argomentativo. Un esempio atto a illustrare per sommi capi tale processo può essere l’argomento della mostruosità in ambito trans. Originariamente proposto da Susan Stryker, era uno degli argomenti presenti all’interno del discorso da lei pronunciato presso l’Università della California; in estrema sintesi, in risposta e contrasto ad un intervento vessatorio di Mary Daly, Stryker sfrutta il mostro di Frankenstein per mostrare come le persone trans e i loro corpi venivano percepiti, emarginati e vessati[3]. Sul piano italiano questo argomento è stato poi interpretato da Filomena aka FiloSottile (Mostruositrans, Eris 2020) e da June Scialpi (Il Golem, Fallone 2022). Queste scrittrici hanno proposto rappresentazioni centrate su soggetti topici diversi, producendo pertanto un rinnovamento di schema mediante un processo metaforico[4] (FiloSottile propone Pandora e altre figure, Scialpi il Golem).
Ora il paragrafo potrebbe finire in questo punto, poiché l’indagine svolta da Caporossi nel volume si incentra sull’argomento del corpo, argomento strettamente connesso all’identità di genere, alla sessualità e al desiderio a seconda dell’ambito di riferimento; tale indagine è esaustiva, ma, viste anche le pretese di sistematicità dell’articolo qui proposto, si ritiene opportuno sviluppare l’indagine verso altri argomenti, dato che si asserisce che una retorica queer esista, la quale a sua volta contempla peculiarità ad essa specifiche. Come mostrano una delle indagini più sistematiche sul tema (The Routledge Handbook of Queer Rhetoric, Routledge 2022), nonché l’antologia curata in Italia da Baldoni (Le parole tra gli uomini, Robin 2016), le dichiarazioni e i testi di vari autori presenti all’interno di Distorsioni e una serie di interviste fresca di stampa curata da Leonardi e Covella (Queer e ora, corpi spazi e temporalità oltre l’arcobaleno, Mimesis 2025), l’apparato retorico queer contempla una serie molto vasta di argomenti di cui sono state date rappresentazioni molto disparate: la corporeità, luoghi di network, il piacere, il desiderio, l’affettività, la questione dell’AIDS, la relazionalità, pratiche sessuali non conformi, la vergogna o la colpa interiorizzata, la famiglia come cellula di potere, rapporto con la madre, rapporto con il padre, il coming out, la già citata mostruosità in ambito trans[5], ecc…
In parallelo ad argomenti ricorrenti, la retorica queer consta di processi che possono essere basati o meno su un’istanza metaforica e quindi orientati a produrre rinnovamenti di schema. Il primo è quella della rivendicazione[6]: è un processo il cui obbiettivo è di riprendere e ricontrattare determinati motivi, soggetti topici o argomenti – anche citando direttamente all’interno dei componimenti versi o traduzioni se il materiale è estrapolato da altri autori – al fine di portare alla luce un contenuto che è stato precedentemente cancellato o non considerato da altre interpretazioni. Retoricamente tale processo si ritiene afferisca alla necessità di rappresentatività identitaria di un individuo o comunità, la quale può portare a rimodulare narrazioni preesistenti (siano esse apertamente patologizzanti o ritenute in generale fuorvianti o stereotipiche). Legate alla necessità di rappresentatività, ma non strettamente dipendenti da istanze direttamente rivendicative, senza includere necessariamente un processo metaforico, sono anche pratiche legate alla costruzione di archivi[7]: questi archivi permettono alle varie comunità di creare un proprio spazio all’interno della memoria dell’umanità, mediante l’elaborazione di una storia comunitaria che originariamente è stata cancellata dal sistema patriarcale. Un analogo di questa pratica in campo letterario, per convergenza di necessità ed esiti testuali, si ritiene possano essere le ricostruzioni della storia di una comunità a partire dalla fondazione di un movimento o circolo; tali narrazioni equivalgono a ricostruzioni che ibridano autobiografia, racconto collettivo e, talvolta, storia orale. Esempio di queste narrazioni[8] possono essere: Pezzana, Dentro e fuori; Marcasciano, L’aurora delle trans cattive. In ultimo si ha il gender bending, che si ritiene rientrare nell’ambito retorico delle figure. In questa sede si propone di identificare come tale ogni narrazione, testo o corpus di testi poetici e non, rappresentanti uno spostamento di genere. In questo senso è una narrazione gender-bending l’Orlando di Virginia Woolf, così come il testo di Alessandro Brusa Questa è la mia pancia penso di cui a breve si discuterà. All’interno di questa categoria sarebbe doveroso far rientrare anche rappresentazioni di soggetti gender neutral: un esempio in tal senso può essere ‘il ciclo della creazione’ di Caporossi qui presente, o La condotta del Simbionte di Scialpi.
Uno degli argomenti principali analizzati in The Routledge Handbook of Queer Rhetoric, che si ritengono maggiormente ricorrenti all’interno dei componimenti presentati dagli autori di questo progetto, è quello dell’affettività e derivati. L’affettività queer nella la sua interrelazione – che a seconda del contesto può assumere un carattere sovradeterminante – con il piacere, l’erotismo, le relazioni di cura e la famiglia, tende ad organizzare l’ambito sociale e a costruire spazi miranti a riprodurre o generare altre tipologie di sapere[9]. L’interazione di tutti questi elementi produce, oltretutto, nuove forme di cittadinanza sessuale e relazionale. La portata più profonda, tuttavia, deriva dalle descrizioni del piacere come atto politico, poiché rappresentando sessualità e corpi queer all’interno di spazi etero-normati è possibile riconquistare questi ultimi o produrne di nuovi:
Inserting queer sex and queer bodies into heteronormative spaces can claim those spaces as queer or produce new spaces and relations. […] In many short stories, pleasure feels through the threats and traumas of the social. And while the moment opens space for pleasure through connection, there exists a simultaneous threat of collapse of that space.[10]
La poetica e le poesie qui presentate da Alessandro Brusa si ritengono altamente rappresentative per questa indagine. In L’amore dei lupi (Perrone 2021) viene trattato principalmente l’argomento della sessualità e delle pratiche sessuali non conformi; all’interno di questo progetto, nel componimento è un gioco di una piccola famiglia si riscontra un’interazione tra argomenti sopracitati e, infine, in Questa è la mia pancia penso, impiegando il gender bending, si discute criticamente la genitorialità negata sul piano giuridico in Italia a coppie omosessuali. Affettività, piacere ed erotismo, mediati forse dal modulo ovidiano di amore e guerra, sono centrali anche in Schiocco le nocche di Valentina Pinza, in cui viene accentuato il lato antagonistico del rapporto amato-amante. In Cosa c’è stato di mio nel tuo corpo la sessualità diventa anche spazio di riflessione sul proprio lascito. Simonelli, in un ciclo di testi dedicato al coming-out, è critico delle aspettative presenti nella famiglia di origine; aspettative basate su rigidi ruoli e stereotipi di genere afferenti al machismo. Nello stesso componimento tocca, inoltre, tangenzialmente altri argomenti come la colpa interiorizzata, la patologizzazione dell’omosessualità. Insepolto di Nestore pare una sorta di utopia negativa dove l’unico modo per eliminare differenze all’interno della famiglia pare essere il loculo (e per estensione la morte); la poesia, pertanto, affronta l’argomento della famiglia come cellula di potere e specchio di una società oppressiva che perpetra diseguaglianze. Sonia Caporossi tratta argomenti ormai topici in ambito lesbico come il rapporto conflittuale madre-figlia[11], impiega scandaglio interiore e discorso sul corpo in direzione non binaria e omo-identitaria. Infine, analizza in Assassine seriali la natura umana e femminile della delittuosità. Sulla scia di Eliot e Joyce, invece – cardine dell’indagine poetica di Piero Toto – è la crisi della relazionalità e, di conseguenza, dell’affettività da lui identificata nell’assenza dell’altro e nell’incomunicabilità. A questo conseguono poesie come Swipe right in cui l’autore, rappresentando la cronica mancanza sopracitata, analizza la reificazione corporea all’interno di dating app. Piersanti propone testi centrati sulla colpa interiorizzata e sul suo superamento, rappresentato attraverso una riappropriazione e conseguente identificazione con la figura di Cristo. Vivinetto, nella serie di poesie proposte, pare riprendere e rifunzionalizzare il bacino figurativo naturale ricorrente anche in Dolore minimo e atto a rappresentare l’interiorità della protagonista; bacino e nesso retorico, si ipotizza, derivati da poetesse femministe come Rich; tale apparato viene rifunzionalizzato per rappresentare la medicalizzazione dell’autrice e permette a quest’ultima di fornire una descrizione dell’esperienza che accentra l’entità umana in ogni suo aspetto fisico e interiore. Nella seconda strofa di Improvviso il corpo si ritrae, similmente ad eugenides[12], la poetessa mette in scena efficacemente una sorta di reminiscenza corporea e ne sonda il carattere profondamente traumatico.
Specie all’interno di La specie storta (Tlon 2023), Cornelio, sulla falsa riga del topos della crociata dei bambini, rappresenta due attori, fra cui vige un’asimmetria di potere; data tale asimmetria, fra le molte interpretazioni, è possibile individuare in questi due elementi il patriarcato e la comunità stessa. Luca Baldoni, come altri, è portavoce di un amore profondamente incarnato e quindi valgono le considerazioni fatte precedentemente sull’affettività. In Phoenix Park, oltretutto, traccia un ritratto dei sex workers e il loro luogo di network. In altre poesie, come Diritti, emerge più collateralmente una tendenza storicistica nel momento in cui il ricordo di determinati eventi, a un tempo personali e collettivi, viene impiegato per compiere analisi sui cambiamenti culturali del presente. La storia o soggetti storici, però, possono essere anche rivendicati. Pare questo il caso di Ottonello in Come tu ti vuoi in cui, riprendendo la figura di Eliogabalo[13] e sovrapponendovi la pratica del drag, descrive il giovane imperatore romano come figura transizionale capace di infrangere il paradigma machistico della virilità. Infine, de Marchi e Scialpi – con modalità autonome – si allineano maggiormente verso una sistematica critica e demolizione non solo del binarismo di genere ma, in generale, di convenzioni, ruoli e categorizzazioni forzate.
Come afferma Buffoni Distorsioni è importante in quanto testimonia «come il costume – anche letterario e artistico – si sia evoluto negli ultimi decenni, stabilizzando in una dimensione queer gli esiti di quella che ormai da anni vado definendo “una società post gay”»[14]. Questo libro, inoltre, porta alla luce ciò che, molto spesso, contestualmente ad antologie o libri in cui si riuniscono più voci, viene trattato ancora troppo superficialmente – se non proprio ignorato – a causa di una tacita presa di posizione da parte dei o del curatore, la quale declassa ancora oggi le questioni di genere ad argomenti di secondaria importanza o irrilevanza sul piano culturale; declassamento perpetrato anche ai danni dell’opera poetica di autori o autrici ormai canonizzati che, in vita, hanno dato a tali questioni una centralità considerevole all’interno dei propri scritti. In questo senso questo libro risolve molteplici impasse che hanno caratterizzato la pratica antologica in Italia.
Luca Cenacchi
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NOTE
[1] M. Damiani, La retorica generale testuale in una prospettiva cognitiva e culturale, in Revista Rhêtorikê, No 3, p. 54.
[2] Su questo nodo teorico si rimanda a C. Segre, Avviamento all’analisi del testo letterario, Einaudi, Torino 1999, pp. 334-36.
[3] Cfr. https://lesbitches.wordpress.com/2019/02/11/cio-che-dissi-a-victor-frankenstein-sopra-il-villaggio-di-chamonix-uninterpretazione-della-rabbia-transgender/.
[4] Per la nozione di rinnovamento di schema applicato alla metafora si veda in lingua italiana A. Goddard, N. Carey, Il discorso, un’introduzione, Einaudi, Torino 2023 p. 90; in lingua inglese cfr. R. Carter, Language and creativity: the art of common talk, Routledge, London 2004, p. 85.
[5] Questa lista è derivata anche da quella già proposta da Baldoni nel monumentale lavoro di antologizzazione e inquadramento critico della poesia gay fatto in Luca Baldoni (a cura di), Le parole tra gli uomini, antologia di poesia gay dal Novecento al presente, Robin edizioni, Torino 2016, pp. 46-47
[6] Derivo il termine dalla trattazione fatta da Ottonello su motivi/temi omoerotici, omoaffettivi e omorivendicativi in F. Ottonello (2020), Franco Buffoni e la poesia latina. Motivi omoerotici tra classico e contemporaneo, in ACME 72(1), 243–266.
[7] Sull’aspetto retorico della costruzione di archivi si veda J. Rhodes, J. Alexander (a cura di) The Routledge Handbook of Queer Rhetoric, Routledge Abingdon-on-Thames 2022.
[8] A tal proposito si vedano le dichiarazioni presenti in S. Voli, Le parole per dire e per dirsi. Intervista a Porpora Marcasciano intorno ad una storia trans da costruire, in U. Grassi, V. Lagioia, G.P. Romagnani, Tribadi, sodomiti, invertite e invertiti, pederasti, femminelle ermafroditi… per una storia dell’omosessualità, della bisessualità e delle trasgressioni di genere in Italia, Edizioni ETS, Pisa 2017 pp. 275-299.
[9] Cfr. J. Rhodes, J. Alexander, The Routledge Handbook of Queer Rhetoric, Routledge, New York 2022, p. 8.
[10] Ibidem pp. 12-13.
[11] Rilevanti a partire almeno da A. Rich, Of woman born: motherhood as an experience and institution, W W Norton & Co, 1986.
[12] Cfr. J. Eugenides, Middlesex, Mondadori, Milano 2022, p. 55.
[13] Figura precedentemente trattata in A. Artaud, Eliogabalo o l’anarchico incoronato, Adelphi, Milano 1991 e in A. Arbasino, Super-Eliogabalo, Adelphi Milano 2001; brevi riferimenti ad Eliogabalo si trovano sempre in A. Arbasino, Fratelli d’Italia, Adelphi, Milano 2015.
[14] F. Buffoni, Postfazione, in A. Brusa, S. Caporossi, op. cit. p. 231.


