Parole all’orlo | Leopoldo María Panero

Introduzione di Mattia Tarantino; traduzioni di Giovanni Ibello

 

I

Cavalli ventosi, ti spaventi per scacciare la paura, la paura è un’incarnazione che ti sgrana, sei sgranato in un’incarnazione senza vento, indeclinata, come una cosa che non vedi e che risplende, ostinatamente, scema e catastrofica come un cavallo nel deserto, una bestia d’aria, o blu, blu come il Signore il Venerdì – “il blu”, dice N., “è il buio visibile”, ti hanno sgravata dal cazzo e tu lo sai, sei l’estranea, la nuova venuta, era inevitabile, inevitabili le cose quando appaiono e continuano, l’Inevitabile che ti segna e si ritrae, non è niente, ti sei preso uno spavento.

 

 

 

II

Ti risvegli, stringi un patto. L’hai visto voltare le spalle alla stella, manovrare perché giurino e rinneghino, per ricacciare il Regno nella sua notte, nella sua notte fredda e senza vento, la notte del deserto, la notte degli uomini che entrano e che giurano – e tu lasci vengano, lasci ti guardino, tu che sei la clausola del giuramento e la notte del regno, tu che sei la pozza per i cavalli assetati, la superficie della negazione ritratta nel biancore, “meschina come il pane”, come le cose che hai pensato, le cose che spaventano.

 

 

 

III

Svenduto nella morte come i maiali alla Lidl, nel luogo ricoverato nella sostanza, nella puzza dei fiori alla frontiera del regno, fiori tristissimi e indifesi, anche questa è la poesia, le cose puzzolenti e indifese, le cose riavvolte nella loro fioritura, l’unità della vita e della morte riconciliata e assunta, è l’unico compito, continuare a vendere tutto quanto hai venduto, e il luogo adesso è fuori dalla sostanza, sudiciume felice, la morte che ti guarda tra le gambe e tu sogni forbici enormi, chiedi perdòno perdòno ma ridi, l’hai fregata, tocca a lei, nella casa nascosta nel regno, nella casa circondata dal vento, nella casa dove tramonta soltanto, tramonta per sempre, e tu sei felice e meschino, sei blu, sei tutto fiorito.

 

 

 

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Nacimiento de Jesùs

 

«I cavalli si mutano in vento
tra le mani mi nasce il deserto,
la paura è Gesù Cristo tra gli occhi
come una stella che si arena in mezzo al niente.

La paura si prostra alla neve,
la paura è il nulla del buio
come una donna che nasce tra gli uomini».

 

 

 

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Asesinato

 

«Ho paura di guardare
di spaccare il freddo con le mani
il freddo di un pugnale che dentro il niente scava
nel nulla del tuo corpo, dove una volta e un’altra volta ancora
il sesso affonda per negare
il regno oscuro del guato, della vampa
che ripudia l’esistenza, come l’universo
nega Dio e il padre nega la creatura,
come Dio suo figlio nelle gambe del figlio
singhiozzando
davanti al mistero atroce dell’umano,
bianco d’essere
come spuma o semenza
la cui goccia accenna i tratti dell’avvenire
della creatura
meschina come il pane, come l’essere
che domani tradirà il mattino…»

 

 

 

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Oltre quel luogo dove
ancora resiste chi è vivo, resta
un regno da difendere
come un re la sua agonia,
fiorisce come un regno,
il lurido fiore dell’agonia:
io, che tutto ho prostituito, posso ancora
prostituire la mia morte e fare
del mio cadavere l’ultima poesia.

 

 

 

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Mattia Tarantino (Napoli, 2001) dirige Inverso – Giornale di poesia e fa parte della redazione di Atelier. Collabora con numerose riviste, in Italia e all’estero, tra cui Buenos Aires Poetry. Per i suoi versi, tradotti in più di dieci lingue, ha vinto diversi premi. Ha tradotto Verso Carcassonne (2022) e Poema della fine (2020). Tra i suoi ultimi volumi Se giuri sull’arca (2024) e  L’età dell’uva (2021).

 

 

Giovanni Ibello (Napoli, 1989) dirige il portale della rivista «Atelier» (dove cura una rubrica di traduzioni poetiche) e la collana di poesia «Deserti luoghi» per l’editore Terra d’ulivi. Nel 2018 si aggiudica il premio Città di Fiumicino per la sezione opera inedita con una prima ed embrionale versione del poemetto Dialoghi con Amin. Nel 2020 una sua antologia poetica viene selezionata e pubblicata in Russia dall’editore Igor Ulangin per la collana «Contemporary Italian Poetry» diretta dal critico e slavista Paolo Galvagni (traduzioni di Tatiana Grauz). Nel gennaio del 2021 inaugura la rubrica «I poeti di trent’anni» curata da Milo De Angelis per la rivista «Poesia» di Crocetti. Nel 2022 pubblica la versione definitiva del poema Dialoghi con Amin per l’editore Crocetti-Idee editoriali Feltrinelli. Il libro si aggiudica il premio Lerici Pea 2023, il premio Calabria Veneto e il premio Mauro Maconi. Nel gennaio del 2024 la casa editrice Macabor pubblica il volume «Luce cariata dall’avvenire. Testimonianze critiche per la poesia di Giovanni Ibello» a cura di Carlo Ragliani.

 

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