«L’ago del mondo in me» — Ospite: Gabriela Fantato

Dialoghi di poetica a cura di Silvia Patrizio

 

 

 

Io penso effettivamente con la penna, perché la mia testa spesso
non sa nulla di ciò che la mia mano scrive.
Wittgenstein, Pensieri diversi

 

 

 

 

S.P. Wittgenstein, nei Pensieri diversi da cui trae ispirazione questa nostra chiacchierata, si mostra interessato a cogliere, quasi a sorprendere, il momento in cui «il pensiero (…) lavora per arrivare alla luce». Mi piace immaginare che l’àncora per questa risalita sia il verso. Nella stessa opera, Wittgenstein precisa: «credo di aver riassunto la mia posizione nei confronti della filosofia quando ho detto che la filosofia andrebbe scritta soltanto come composizione poetica» specificando ulteriormente che «il lavoro filosofico è propriamente… un lavoro su se stessi. Sul proprio modo di vedere. Su come si vedono le cose. (E su cosa si pretende da esse)». Qual è la tua posizione nei confronti di una concezione della poesia come sguardo euristico in cui alla riflessione ‘filosofica’, in un senso molto ampio e composito del termine, si intrecciano indagine estetica e formale? Recuperando l’etimologia greca della parola, che si appoggia al verbo poiêin (fare), può la poesia divenire esercizio di sguardo critico su di sé e, di conseguenza, sul proprio modo di guardare alla realtà? Portando all’estremo limite queste riflessioni, il sé resiste alla poesia?

G.F. È molto interessante questo stimolo che proponi a proposito delle riflessioni di Wittgenstein. Da quando lessi anni fa le tesi di María Zambrano sul pensiero filosofico e sulla poesia, condivido con lei la concezione della poesia come “sapere erotico del mondo”. Per me, quindi, prima di tutto la scrittura poetica nasce da una passione per il reale, potremmo dire, ma anche dal “patire” il nostro abitare carnalmente il mondo.

Ma su questa esperienza corporea da cui nasce la parola poetica si innesta il pensiero, in quanto corpo e intelletto, anima e carne sono inseparabili. Ecco perché ritengo che la poesia sia un’esperienza allo stesso tempo carnale e di pensiero e permetta una conoscenza ampia, enigmatica e stratificata sul mondo e su se stessi. Citando un’altra autrice che amo, Cristina Campo, ricordo che lei riteneva che la poesia fosse “sguardo acuminato”: un guardare oltre le apparenze e oltre quella che è la realtà veramente tangibile, per cogliere il telos intrinseco al reale, il movimento, il divenire e la metamorfosi continua della realtà e di noi stessi. Sì, la poesia è conoscenza: una conoscenza erotica e acuminata della realtà di noi stessi.

 

 

S.P. Come si tratteggia, nella tua poetica, il limite poroso tra esperienza privata e universalità del linguaggio? Se poesia è ‘messa in forma’, in che rapporto sta il gesto poetico col magmatico coagularsi dell’esperienza, personale e collettiva? Questo confine di difficile definizione influenza in qualche modo la tua concezione della scrittura?

G.F. La poesia nasce sempre da un’esperienza individuale e singolare con la realtà, la vera sfida è trovare la lingua personale ma anche universale, una lingua concreta e materica, singolare e collettiva tale da poter diventare poesia.

Questo lavorìo sul linguaggio si apprende nel tempo, scarnificando la lingua e sfidando il senso comune, ma anche grazie alla lettura dei grandi poeti che ci guidano su questa strada. Io credo nell’importanza dei maestri e maestre che ci hanno preceduto, penso per me a Vittorio Sereni e Amelia Rosselli, tra gli altri, in Italia, ma anche a Marina Cvetaeva, Paul Celan e Osip Mandel’stam, anche T.S. Eliot e Anna Achmatova, per citare autori e autrici che non ci sono più e sono stati per me cruciali.

Ma anche i grandi poeti viventi contemporanei sono stati e sono importanti per me, come Milio De Angelis, Maurizio Cucchi, Umberto Fiori… per citarne solo alcuni.

 

 

S.P. «La realtà non è tenace, non è forte, ha bisogno della nostra protezione», denuncia Hannah Arendt ne Le origini del totalitarismo. Personalmente ritengo che, se esiste possibilità di protezione, questa si realizzi soltanto affinando uno sguardo attento, capace di non dissimulare, che attraversa e fa suo il coraggio della testimonianza. Come ti poni nei confronti del rapporto tra poesia e realtà? Esiste, dal tuo punto di vista, una qualche forma di potere del linguaggio poetico sulla realtà?

G.F. Per quanto riguarda questa domanda ho già risposto nelle precedenti: la poesia si confronta continuamente con la realtà, la attraversa, la rinomina e le dà nuova vita.

La poesia nasce proprio nel e dal rapporto con la realtà, certo, non è che la poesia di per sé riesca a modificare la realtà, può modificare forse i singoli che si avvicinano ai testi poetici e li leggono o li scrivono, interrogandosi.

Tuttavia, sicuramente la poesia è testimone del reale. Deve esserlo.

 

 

S.P. Per convocare un altro interessante pensatore del secolo scorso, c’è un passaggio di Essere e tempo in cui Heidegger utilizza il termine cura per descrivere il modo in cui l’essere umano si relaziona al mondo, agli altri esseri e a se stesso. L’aver cura è il modo in cui l’uomo, in una modalità di esser-ci che Heidegger definisce ‘autentica’, si fa carico del proprio essere e del suo rapporto col mondo. Esiste, secondo te, una relazione tra poesia e cura? Eventualmente, quale accezione restituisci a questo termine nel suo rapporto col fare poetico?

G.F. La poesia come cura, è vero, ma intesa come “cura” del singolo individuo che la scrive e/o la legge.

La potenza della poesia dipende dalla predisposizione dell’individuo al cambiamento e dal suo modo di abitare il mondo e il linguaggio stesso. La poesia è una sfida e ci sfida continuamente, ma dipende se chi legge o scrive sa accettare questa sfida.

 

 

S.P. Tornando a parlare di ‘messa in forma’, come concepisci il rapporto tra poesia e altre arti? Questo tema ha toccato la tua ricerca? Pensi possa esistere un linguaggio inclusivo che non imponga confini all’espressione ma, al contrario, lavori sulla ridefinizione stessa del limite?

G.F. Per la mia esperienza personale è stato fondamentale il rapporto sia con la pittura che con la fotografia, in quanto la poesia è creare immagini in linguaggio, costituire in maniera sintetica un cortocircuito tra forma e contenuto, creando un’immagine potente ed efficace, proprio come riesce a fare la migliore arte.

 

 

S.P. Per concludere, vorrei proporti un’altra stimolante provocazione che Wittgenstein lascia alle pagine dei suoi Pensieri diversi: «io non devo essere nient’altro che lo specchio nel quale il mio lettore veda il proprio pensiero con tutte le sue deformità e riesca poi, grazie a tale aiuto, a metterlo a posto». A quale ipotetico rapporto col lettore senti di acconsentire attraverso la tua poetica?

G.F. Il rapporto con il lettore è un tema complesso, in quanto sempre dipende da una disponibilità del lettore a farsi attraversare dal linguaggio, ma anche dalla consonanza (misteriosa, enigmatica e casuale) che si attua tra il testo e il lettore stesso.

Infatti, ogni lettore interpreta in maniera spesso diversa lo stesso testo e scova così significati che lo stesso autore non aveva pensato.

È quindi fondamentale la lettura altrui, ma non è detto che chi legge scovi le stesse intenzioni e gli stessi significati che c’erano nelle intenzioni di poeta, ma questo è positivo.

La Poesia è lingua viva e aperta, ma anche misterica e complessa, una lingua che si chiama fuori dagli schemi comuni del pensare e del parlare e che quindi ci invita a essere “eretici” rispetto a quello che è il senso comune e il comune abitare il linguaggio.

 

 

 

Nota. Il titolo della rubrica è la rivisitazione di un verso tratto alla poesia La partenza, di Franco Fortini.

 

 

 

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Inediti- Gabriela Fantato

Da LA SCOMPARSA DELLE OMBRE

 

 

 

        Prologo

 

 

Le carni macellate dei popoli
gemono sotto il taglio della storia
nell’indifferenza dei re
E tutto continua nel volo del falco,
continua, tra le macerie
La pace, una parola rubata,
impossibile saperne
le sillabe.

 

 

 

        I. Il taglio

 

 

Immobili nel movimento,
tentiamo l’unione degli opposti
nel creare una penisola,
dove c’è solo – il taglio
e l’unità è un ricordo
respinta nell’ombra.

Avanzare gloriosi,
nudi e regali dove c’è il nulla
nel multiforme di oggetti, 

Religione di terra e acqua
in questi giorni di esilio
che hanno sagoma di carta.

Gli indovini interrogano
i volti e le pieghe,
laggiù i cadaveri sono
-la dimenticanza del sangue.

Vacuo di pensieri
si aggira il perdono, puntellato
alla nascita del mondo senza
neppure sapere da dove
veniamo

Andiamo a picco
come se il male fosse infinito.

 

 

 

        II. una terra devastata

 

 

Non c’è assoluzione per noi
nel bianco, inconsapevoli e muti
chiediamo che torni
        –  l’incedere dei piedi,
il raccogliere foglie buone,
nella pietà delle stagioni
invochiamo il perdono.

Tacciamo dei morti,
come il giorno che verrà
e dell’assassino sappiamo
il nome allo specchio,
eppure scegliamo di vivere
al buio.

 

 

 

        III. senza scampo

 

 

Abbiamo raccolto detriti di dolore
dentro i deserti che avanzano
in un antico – sfuggirci.

La lama è nelle nostre mani,
il taglio butta sangue eppure
la cura ci sfugge via.

La terra che era nostra si consuma
di promesse e rimandi,  i chiodi
        –  ficcati a picco
dentro le mani inermi.

Di quell’ amore che sapevamo
bambini in corsa
resta la fuga, nei sogni,

 

 

 

        IV. intermezzo

 

 

Seguire la voce del libro dei morti
perché solo a chi non c’è più
è data la parola,
attorno Il volo del nibbio,
la sua corsa come secoli
e secoli- sopravvivere.

Lontano il sogno di un ponte, arcobaleno
di domani

 

 

 

        V. a mani giunte

 

 

Le mani, le mani giunte
generano prodigi
senza sapere come avverarli.

Adesso gli incroci mormorano
        –  il destino storto,
dove c’è una distesa
di nomi che non so più nominare.

Il fiume si secca,
la tana si fa stretta ogni ora
e in ginocchio prego
quell’attimo dove la mia carne
        –  incontra la tua.

Saremo nuovi, tra erba e sorrisi
saremo uniti in un abbraccio
dentro il dolore, senza risposte.

Un giorno, saremo

 

 

 

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Gabriela Fantato Poetessa, critica e saggista, tradotta in inglese, francese e arabo. Suoi testi sono presenti in Nuovi poeti italiani 6 (Einaudi, 2012); il poemetto A distanze minime è in «Almanacco dello Specchio» (Mondadori, 2010). Tra le sue pubblicazioni ricordiamo le più recenti: Terra magra (Il Convivio, 2023), cinquina selezionata al Premio Camaiore 2023; La seconda voce (Transeuropa, 2018), Premio Lago Gerundo 2019, Codice terrestre ( La Vita Felice, 2008), Premio Città di Tortona.  Con Luigi Cannillo ha realizzato il volume: La Biblioteca delle voci (Edizioni Joker, 2006). Interviste a 25 poeti italiani. Ha diretto la rivista di poesia, filosofia e arte “La Mosca di Milano” (La Vita Felice). Ha scritto libretti d’opera, andati in scena nei maggiori teatri italiani, con le musiche di Carlo Galante. Dal 2023 è Presidente della Casa della Poesia al Trotter APS di Milano.

 

Silvia Patrizio nasce a Pavia nel 1981. Dopo il liceo classico si laurea in filosofia, specializzandosi successivamente in filosofie del subcontinente indiano e lingua sanscrita. ‘Smentire il bianco’ (Arcipelagoitaca, 2023), la sua prima raccolta poetica, con prefazione di Andrea De Alberti e postfazione di Davide Ferrari, vince la III edizione del premio nazionale Versante ripido (2024) e il primo premio assoluto alla XVI edizione del premio nazionale Sygla – Chiaramonte Gulfi (2024), classificandosi anche al primo posto nella sezione poesia edita del medesimo premio. La silloge ha ricevuto, inoltre, una segnalazione ai premi nazionali Lorenzo Montano 2023 e Bologna in Lettere 2023 ed è risultata tra i finalisti del premio Pagliarani 2024. Suoi testi compaiono su diversi lit-blog e riviste, sia cartacee che online, tra cui L’anello critico 2023 (Capire Edizioni, 2024); Metaphorica – Semestrale di poesia (Edizioni Efesto, 2024); Gradiva – International Journal of Italian Poetry (Olschki Edizioni, 2023); Officina Poesia Nuovi Argomenti (2023); Inverso – Giornale di poesia (2023); Universo Poesia – Strisciarossa (2023). Fa parte della redazione della rivista Atelier Online. Tutte le sue passioni stanno nei dintorni della poesia.

 

 

 

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© Foto di proprietà dell’autrice